VOLEVA GONFIARE IL COLLAUDO, IL SINDACO DI BRONTE A GIUDIZIO

Giudizio immediato per il sindaco Graziano Calanna, arrestato e poi rimesso in libertà nell’ambito dell’inchiesta della Guardia di finanza battezzata Aetna, sulla gestione monopolistica delle escursioni sull’Etna, ma per fatti che non riguardano gli appalti sul vulcano. Il primo cittadino di Bronte, che fino a marzo è stato ai domiciliari e adesso ha ripreso in pieno le funzioni amministrative, è accusato di istigazione alla corruzione nell’affidamento della gestione della manutenzione e sfruttamento dell’energia elettrica prodotta dall’acquedotto comunale. Graziano Calanna, in accordo con la Procura di Catania, ha scelto di essere giudicato con il giudizio immediato e la sua posizione è stata di conseguenza stralciata dal troncone principale dell’indagine. Il sindaco è difeso dagli avvocati Carmelo Peluso e Maria Mirenda.

Con il rito del giudizio immediato l’imputato rinuncia all’udienza preliminare e il gip è quindi tenuto a decidere omettendo la fase processuale. Secondo l’accusa, il primo cittadino di Bronte ha chiesto ad una azienda interessata di «prevedere nel piano dei pagamenti di spesa da far approvare al Comune un aumento del valore di 20 mila euro del costo del collaudo». Soldi che, sostiene la procura distrettuale etnea, Graziano Calanna voleva per sé. A tale richiesta l’imprenditore che doveva effettuare l’operazione si è rifiutato di compierla. A chiamare in causa il primo cittadino brontese come «istigatore» di un atto di corruzione è stata u n’intercettazione tra due persone coinvolte nell’inchiesta Aetna . Un disegno criminoso che non si è mai concretizzato in una dazione di utilità corruttiva in quanto l’imprenditore contattato non ha dato seguito alla richiesta indebita. Graziano Calanna, assistito dai suoi legali, ha sempre rigettato ogni accusa e ha «negato decisamente di aver chiesto utilità illecite per sè o per i propri amici e dimostrando come nel particolare caso di finanza di progetto, la ipotizzata condotta di istigazione alla corruzione sarebbe stata del tutto impraticabile».

In particolare, hanno riferito i suoi legali, che ha dichiarato di avere manifestato l’interesse pubblico all’opera, esaurendo gli atti di sua competenza perché ogni ulteriore approvazione sarebbe stata appannaggio del Consiglio comunale di Bronte. «Quando mi sono candidato – ha dichiarato il sindaco di Bronte il giorno della remissione in libertà – avevo messo in conto qualche avviso di garanzia. Sinceramente non avevo mai pensato di essere arrestato. Pensavo e continuo a pensare che chi non ha rapporti con la mafia, chi non ruba, non può mai essere arrestato. Da uomo delle istituzioni e da uomo di legge non potevo non avere fiducia nella giustizia». A metà maggio, la procura distrettuale etnea ha chiuso la maxi inchiesta sugli appalti dell’Etna e sul cosiddetto «Sistema Morosoli» messo in piedi dall’imprenditore Francesco Russo. Sono complessivamente 24 le persone indagate con accuse pesanti che vanno dall’associazione a delinquere alla corruzione. Francesca Aglieri Rinella Fonte “Giornale di Sicilia” del 31-05-2019