LICODIA EUBEA, AGGUATO AI FRATELLI DESTRO INFLITTI 30 ANNI A MONTAGNO E AL FIGLIO

Furono due e non tre gli autori dell’agguato ai fratelli Giuseppe e Carmelo Destro, che il 26 febbraio 2018, in contrada Giurfo, nel territorio di Licodia Eubea, furono raggiunti da diversi colpi sparati con fucili a pallettoni. Il primo, 49 anni, spirò sul colpo, mentre il secondo, 59 anni, rimase a lungo fra la vita e la morte ma riuscì a cavarsela, morendo purtroppo l’anno scorso per cause naturali. Queste le risultanze del processo di primo grado, svoltosi davanti alla IV sezione della Corte d’Assise di Catania (presidente Enza De Pasquale) e conclusosi ieri pomeriggio. I giudici hanno riconosciuto responsabili di omicidio volontario, aggravato dai futili motivi, Sebastiano Montagno, di 75 anni e il figlio Nuccio Nunzio, 44 anni, originari di Tortorici, ma residenti a Vizzini, dove fanno gli allevatori. I due sono stati condannati a 30 anni di carcere. Il loro difensore, avv. Massimo Alì, che aveva chiesto per loro l’assoluzione, ha preannunciato appello. Assolto, invece, “per non avere commesso il fatto”, secondo quanto previsto dal II comma dell’articolo 530 del codice di procedura penale, il terzo imputato, Salvatore Montagno, 76 anni, omonimo ma non parente dei condannati. I giudici hanno così accolto la richiesta dei suoi difensori, gli avvocati Domenico Acciarito e Francesco Antille, che avevano rilevato “l’assoluta estraneità” dell’uomo alle azioni addebitategli. Il Pm Alberto Santisi (Procura di Caltagirone) aveva chiesto per tutti e tre la condanna all’ergastolo. Le parti civili sono state assistite dagli avvocati Katia e Concetta Ceraldi.

Ai Montagno i carabinieri della Compagnia di Caltagirone (Nucleo operativo, all’epoca agli ordini del luogotenente Tommaso Cilmi e Stazione di Licodia Eubea, al comando del maresciallo Sebastiano Terranova) arrivarono dopo una complessa attività investigativa. Secondo il teorema dell’accusa, che ha retto per due dei tre imputati, si sarebbe trattato di un regolamento dei conti maturato negli ambienti dei pastori e riconducibile a lotte per accaparrarsi terreni per il pascolo. Mariano Messineo Fonte “La Sicilia” del 25-03-2022