RANDAZZO: “NESSUN BOVINO PUO’ ESSERE INFETTO”

La notizia di un caso sospetto di morbo della «mucca pazza» fra le proprie mura ha scosso particolarmente la città di Randazzo, famosa anche per una ridente attività zootecnica. La gente, ieri, non nascondeva un certo allarme e di nutrire dei dubbi sulla sicurezza della filiera della carne. Dubbi resi ancor più forti dal ritrovamento, appena un giorno prima (e proprio a Randazzo) di una mucca senza targhetta auricolare identificativa. Certo, nella nostre macellerie non si vende solo carne locale, anzi la maggior parte proviene da alcuni Paesi europei e la casalinga di 68 anni, sempre se la diagnosi dovesse essere confermata, può aver mangiato carne infetta ovunque ed anche 15 anni fa, visto che il tempo di incubazione della malattia è particolarmente lungo. Una certa preoccupazione, però, resta. A far tirare a tutti un sospiro di sollievo e riportare un po’ di serenità, però, ci hanno pensato i veterinari dell’Asp, pronti ad escludere ogni rischio di Bse nei capi macellati e venduti nei normali circuiti di vendita.  «I consumatori – dice il dott. Antonio Giuliano, dirigente del servizio di Igiene alimentare del settore Veterinario dell’Asp di Catania – possono stare tranquilli: la carne che arriva nelle nostre macellerie ha superato tutti i test necessari, compreso, anzi soprattutto, quelli sulla “Bse”. Noi abbiamo due mattatoi – spiega – uno ad Acireale e l’altro a Paternò. In entrambi, l’Asp effettua quotidianamente ispezioni e controlli delle carni nel rispetto di una rigida normativa che ci impone di sequestrare e distruggere le parti del bovino considerate a rischio, come la colonna vertebrale, il cervello e le frattaglie. Il resto, compreso cuore, fegato e lo stomaco, per intenderci la trippa, non sono a rischio. C’è poi da aggiungere che da quando sono scoppiati i primi casi di encefalopatia spongiforme bovina, a Catania e provincia non sono mai state rilevate positività. Gli assidui controlli negli allevamenti e nelle macellerie, la banca dati bovina e le pesanti responsabilità cui vanno incontro allevatori e macellai, infine mi fanno pensare che la carne venduta nei canali convenzionali è certamente tracciabile e quindi controllata. Penso – conclude – di poter sottoscrivere che al 99,5% e lascio uno 0,5% per non peccare di presunzione, che chiunque acquisti carne nelle macellerie o nei centri commerciali non rischia di comprare carne infetta». – Se la normativa viene rispettata in maniera rigida e la filiera della carne non ha zone d’ombra, come mai il bovino ucciso da un’auto due notti fa a Randazzo non aveva alcuna etichettatura? «E’ possibile che il bovino sia sfuggito al controllo dell’allevatore – ci dice Francesco La Mancusa, dirigente veterinario dell’Asp 3 Catania – è si sia rifugiato fra i boschi nelle quote più alte dell’Etna, evitando l’etichettatura. Poi, adesso, magari spinto a valle dal freddo e dalle neve, è arrivato fino alla statale. Comunque vada, il fatto che i capi pascolino allo stato brado, può considerarsi in questo caso una garanzia. Da noi nessun bovino viene nutrito con farine animali». Il dott. La Mancusa è certo che i capi allevati nelle nostre campagne non sono infetti.

Gaetano Guidotto fonte “La Sicilia” del 07-02-2011