BRONTE SODDISFATTA DEL RICONOSCIMENTO DOP AL PISTACCHIO

L’iscrizione nel registro europeo delle Dop, del pistacchio di Bronte viene visto dalla gente come l’esempio di una cittadina che cresce. Tutti i rappresentanti della filiera del pistacchio brontese mostrano soddisfazione per il riconoscimento. Dai produttori, ai commercianti e fino al pasticceri sono convinti del salto di qualità. Ma affinché ne derivino reali benefici è necessario che tutti i produttori, ed a Bronte sono circa 5000, certifichino il proprio frutto e che si puniscano coloro che si fregiano del marchio Dop senza averne i titoli: “Per chi lavorare con il pistacchio è una tradizione di famiglia  – ci dicono i pasticceri Luca e Giuseppe Conti – il riconoscimento non può che suscitare entusiasmo. Del resto lo attendevamo da anni. Adesso potremo combattere la contraffazione con maggiore efficacia”. I più contenti ovviamente sono i produttori: “I vantaggi potrebbero essere enormi. – ci dice Nino Prestianni – La Dop rappresenta una garanzia sia per noi sia per i consumatori. Certo adesso saremo costretti ad affrontare le spese di certificazione, ma ritengo che ne valga la pena. I trasformatori, infatti, potranno utilizzare solo il nostro pistacchio e sono certo che negli anni si avrà una ricaduta economica anche per noi. Per questo – conclude – ritengo che sia necessario che tutti i produttori certifichino il proprio prodotto”. Anche i commercianti mostrano soddisfazione: “La dop è certamente utile – aggiunge, infatti, Nunzio Caudullo – ma dobbiamo saperla utilizzare. E’ necessario che vi sia una massiccia partecipazione dei produttori che non dovranno scoraggiarsi di fronte ai costi di certificazione. Diciamo che i prossimi saranno 2 anni di prova, anche perché il pistacchio raccolto lo scorso anno non è stato tantissimo. Non credo – continua – che la Dop possa provocare un aumento del prezzo, condizionato di più dalla quantità di pistacchio prodotto. Oltre a ciò questo è già abbastanza alto, con i produttori che potrebbero al massimo aggiungere solo i costi di certificazione. Una cosa però – conclude – è importante affinché non si spacci per brontese il pistacchio estero, ovvero che si effettuino rigidi controlli, altrimenti, credetemi, non cambierà nulla”.

L’Ufficio Stampa