BRONTE: INTERVISTA A RICCARDO SAITTA

RICCARDO SAITTA PREMIATO DA NUCCIO BIUSO
RICCARDO SAITTA PREMIATO DA NUCCIO BIUSO

La stagione volge al termine e come è logico le partite diminuiscono via via che si avvicinano le vacanze estive. Ciò che non si esaurisce, ed è una fortuna, sono i personaggi: allenatori o dirigenti con storie da raccontare, che spesso e volentieri finiscono per arricchire le vicende legate al calcio giocato. Riccardo Saitta, tecnico degli Allievi dell’ASD Bronte, impegnato nel volontariato (ma non solo), fa parte di questa categoria.   OGGI ALLENATORE, IN PASSATO CALCIATORE SEMPRE DA QUESTE PARTI…  “Tra l’inizio degli anni 90 e i primi anni 2000”. POI IL TRASFERIMENTO IN PANCHINA, ANCHE SE GIA’ PRIMA… “Avevo iniziato nel ’92, allenando una formazione esordienti di Bronte. Poi, quando ho smesso di giocare ho avuto la possibilità di allenare una squadra femminile e siamo arrivati fino alla finale del Campionato Regionale Juniores. Adesso alleno Giovanissimi e Allievi dell’ASD Bronte oltre ad essere DG del Ciclope Bronte, (che milita in Prima Categoria, ndr) e in passato ho avuto anche un’esperienza nel calcio a 5”. IN QUESTI ANNI, SI SARA’ FATTO UN’IDEA DEL CALCIO GIOVANILE. RIESCE A SINTETIZZARE? Un impegno, più sociale che competitivo, che porta alla valorizzazione del contesto in cui si opera. Tramite il calcio, oggi come ieri, si riescono a tenere i ragazzini lontani dai pericoli. L’aggregazione spesso evita che possano intraprendere strade sbagliate”. INSOMMA, QUELLO SPIRITO SIMILE ALL’ORATORIO CHE E’ FINITO PER PERDERSI CON IL PASSARE DEGLI ANNI. “In un certo senso è così e in questo senso allenare una squadra giovanile è più appagante che allenare una prima squadra. Quando si conclude una stagione da allenatore di un manipoli di ragazzini, se si è lavorato bene, c’è la soddisfazione di aver fatto qualcosa di bello, indipendentemente dai risultati ottenuti. Se in una prima squadra si perdono tre partite consecutive, restano solo le tre sconfitte e se il gruppo ha delle qualità, anche comportamentali, non conta più”. ADESSO DUE DOMANDE COLLEGATE: DA CHI PENSA DI AVER APPRESO QUALCOSA E QUAL E’ LA MISSIONE DI UN ALLENATORE DI CALCIO GIOVANILE? “Cito Alfredo Catania e Gino Lazzaro, che considero dei maestri e vorrei menzionare anche Tano Scala, ex calciatore di Bronte. A lui dedico un pensiero e un bocca al lupo perché in questo momento ha dei problemi di salute. Per quanto riguarda la missione di chi decide di intraprendere questa carriera, credo che l’aspetto fondamentale sia quello di dare il buon esempio. Spesso siamo proprio noi allenatori a sbagliare e questo non deve accadere. Come dicevo, il nostro sport deve essere visto come fonte di aggregazione e in tal senso bisogna educare anche i genitori dei giovani calciatori”. SEMBRAVA STRANO CHE ANCORA NON FOSSE SALTATO FUORI L’ARGOMENTO. SONO TANTI GLI ADDETTI AI LAVORI CHE PARLANO DEI GENITORI COME DI UN PROBLEMA DI DIFFICILE RISOLUZIONE. LEI CHE PENSA?  “Ritengo che spesso non riescano a controllare l’aspetto emotivo. Essere genitore e allo stesso tempo spettatore non è facile e io lo sto provando sulla mia pelle adesso che mio figlio ha iniziato a tirare calci al pallone”. UN’ULTIMA COSA E LA LASCIO ANDARE: UN’OPINIONE IN MERITO ALLA DECISIONE DELLA DELEGAZIONE CATANESE DELLA FIGC, DI DISPUTARE A PORTE CHIUSE LE PRIME PARTITE DEGLI SPAREGGI TRA LE MIGLIORI FORMAZIONI PROVINCIALI. “Sono d’accordo con le porte chiuse. Alcuni si sono lamentati perché da non colpevoli l’hanno presa come un’ingiustizia, ma in realtà la colpa è di tutti noi. E’ stato lanciato un messaggio nel tentativo di invertire la tendenza, una scelta giusta”.  Simone Toninato Fonte La Sicilia