ALCANTARA – RANDAZZO: QUEL PASTICCIACCIO DELLA FERROVIA

La ferrovia Alcantara-Randazzo è un’infrastruttura che attraversa una successione di luoghi unici, in cui le particolari vicende della tettonica e della geologia hanno generato paesaggi non solo di incomparabile bellezza, ma anche ricchissimi di stratificazioni storiche e culturali. Per molto tempo, e fino ad oggi, dopo l’ultima corsa di quella tratta, i binari non hanno più visto né locomotive, né passeggeri. Gli abitanti, non solo dei luoghi attraversati, ma anche di tutto il bacino territoriale, hanno sempre espresso con forza l’idea e il desiderio di riattivarla, come infrastruttura indispensabile per un turismo sostenibile, che cogliesse una volta buona l’occasione di valorizzare e scoprire le civiltà dell’Alcantara, oltre alle sue famose gole, i castelli storici, le architetture, l’archeologia, la natura, i paesi arroccati sui ripidi crinali, e, giusto per essere completi, l’eccezionale patrimonio enogastronomico che la Valle offre. Fino a quando, grazie alla condizione imposta nell’approvazione del raddoppio ferroviario dal ministero dell’Ambiente, che aveva recepito quanto espresso dall’Osservatorio regionale del Paesaggio, tutti erano tornati a sperare – stavolta ben giustificati- che finalmente lo stupendo percorso dell’Alcantara-Randazzo venisse ripristinato. Così rinascendo come una splendida greenway, per un trasporto sostenibile sia dei residenti che dei turisti, con bici, ma anche con piccoli bus elettrici: greenway e non riattivazione della ferrovia tout court, perché uno studio di fattibilità economica effettuato anni prima dalla Fce aveva dimostrato la non sostenibilità economica dell’intervento, non tanto per la realizzazione, per la quale si poteva ragionevolmente prevedere un finanziamento su fondi strutturali, quanto per la gestione, in forte passivo per cifre a causa della quali nessuno avrebbe osato intraprenderne la gestione. Ma – e adesso viene il bello – il commissario, al momento di approvare l’opera, ne espunge questa condizione-requisito green, talché, adesso le Ferrovie dello Stato non hanno nessun obbligo di adempiere alla prescrizione vincolante. Eppure, abbiamo letto sui giornali con annunci in pompa magna, che invece si sta realizzando il recupero della tratta ferroviario in disuso.

Tutto spiegato. Le Fs hanno ottenuto un finanziamento di 15 milioni di euro, con una misura del Pnnr, per riattivare il primo tratto, dalla fermata “Alcantara” a quella di Motta Camastra, per intenderci, fino alle Gole. Ora, uno potrebbe pensare che, vabbè, almeno ci accontentiamo, almeno i treni arrivano fino alle gole. E invece no. Perché la tratta è stata inserita nell’elenco delle ferrovie storiche, che vengono utilizzate solo a scopo turistico e non commerciale, cioè, per capirci bene, per “escursioni” a bordo di vagoni d’epoca, che prevedono un giro turistico con fermate, che dura mezza o l’intera giornata e quindi senza corse prestabilite come invece sarebbe una linea “commerciale” cioè quella che prendono regolarmente i passeggeri quando salgono su un treno. In altre parole, una corsetta ogni tanto, (forse). Dei 37 km della Alcantara Randazzo, ne vengono stralciati solo i primi 7, quelli che interessano a Rfi (Rete ferroviaria italiana), che ha dichiarato di non essere assolutamente disponibile per recuperare tutta la linea fino a Randazzo. Questo tratto di ferrovia storica è compreso nella vasta area di cantiere di Trappitello, necessaria per: lavorazioni, stoccaggio materiali, traffico di camion e mezzi pesanti, anzi pesantissimi, carotatrici per le gallerie, deposito di rifiuti e delle terre scavate, ecc. E come si farà a a garantire la coesistenza delle due cose, ferrovia “storico-turistica” e area di cantiere, considerato che la porzione recuperata di tratta storica deve esser consegnata entro il 2026, termine perentorio stabilito dal Pnnr? Niente paura, Fs ha pensato a tutto: la ferrovia sarà realizzata similmente ai binari del tram che attraversano i centri urbani. Ora, ve l’immaginate, un qualsiasi turista, anche il più masochista e disposto alla sofferenza, che di sponte sua prende un ipotetico trenino storico in mezzo ad una bolgia infernale di polvere, camion, rumori, persone, mezzi, ecc.? È molto difficile ipotizzare un uso turistico fino al 2030, mentre è facilissimo comprendere che, così facendo, si mozza l’infrastruttura lineare, decretandone la sostanziale morte del tratto restante, che poi è sostanzialmente quasi tutto (30 km), perché a nessuno verrà in mente né di recuperarla né tantomeno di gestirla. Un bel regalo, ma non per i siciliani.

Ora, è evidente, che non serve a nessuno un frazionamento del genere di una linea ferroviaria che si snoda tra viadotti spettacolari, gallerie e ponti, in mezzo ad una Valle che, per la sua bellezza ed integrità (ancora), regala emozioni incomparabili, e le potrebbe regalare ancora, divenendo uno strumento prezioso ed unico per il suo sviluppo turistico sostenibile, collegato alla vicina Taormina e Naxos, prolungando i tempi di permanenza all’interno del territorio, nonché un utilissimo mezzo per i residenti, che potrebbero agevolmente spostarsi con piccoli bus navetta elettrici, con grande vantaggio per loro e per l’ambiente. E quello che più disturba non solo è che l’operazione viene presentata come “recupero della ferrovia storica”, ma anche che vengano frustrate le speranze di tutti quelli che – cittadini, associazioni, movimenti vari – negli anni si sono battuti per il riutilizzo e il recupero di questa tratta, illudendosi adesso, vedendo le ruspe in azione, che finalmente il loro sogno diventerà realtà. Signori, volete risvegliarvi dal sogno, capendo che se non si interviene subito con sostanziali correttivi, la ferrovia Alcantara-Randazzo, avrà perso l’ultimo treno? Vera Greco Fonte “La Sicilia” del 24-05-2022