ULTIM’ORA: OPERAZIONE DELLA GDF A BRONTE, MALETTO, RANDAZZO E MANIACE

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Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catania ha scoperto un sodalizio criminale dedito alle truffe nei confronti dell’INPS, finalizzate a percepire indebite erogazioni dell’indennità di disoccupazione agricola a favore di presunti braccianti.  L’articolata e complessa attività d’indagine, eseguita dai Finanzieri del Gruppo di Catania, inizia dal Protocollo d’Intesa stipulato tra la Procura della Repubblica etnea, il Comando Provinciale delle Fiamme Gialle di  Catania e la Direzione regionale dell’INPS di Palermo (Servizio Ispettivo) in materia di truffe perpetrate attraverso l’assunzione di falsi braccianti agricoli da parte di ditte inesistenti, al fine di contrastare il dilagante fenomeno. L’indagine in argomento ha permesso di accertare una particolare ipotesi di truffa ai danni dell’INPS: una indebita percezione dell’indennità di disoccupazione agricola, basata principalmente sulla creazione di ditte “fantasma” che gestivano attività agricole che fungevano da paravento, permettendo così a centinaia di falsi braccianti agricoli di usufruire di una rendita illecita.  

In altri casi si è accertato invece che, all’insaputa degli effettivi titolari e grazie alla produzione di documentazione falsificata, i falsi braccianti venivano denunciati a carico di aziende agricole realmente esistenti, le quali ad un certo punto si vedevano moltiplicare il numero dei dipendenti e si vedevano richiedere da parte dell’INPS considerevoli importi a titolo di contributi previdenziali e assistenziali (ovviamente all’INPS risultanti non versati in quanto l’assunzione era avvenuta a loro insaputa).  In particolare, la metodica seguita dal sodalizio criminoso, è stata quella di presentare all’INPS (servendosi spesso di patronati, ragionieri-commercialisti ed anche di  un dipendente INPS compiacente) falsa documentazione relativa a fittizi rapporti di lavoro agricoli, traendo in inganno l’Ente ed ottenendo così a favore dei falsi braccianti, l’erogazione della indennità di disoccupazione agricola e la copertura ai fini della maturazione della pensione e ciò essenzialmente sulla base di un “pactum sceleris” con i falsi braccianti i quali, a loro volta “gratificavano” l’organizzazione criminale consegnando fino al 50% della somma illecitamente percepita dall’INPS, che per ogni falso bracciante ammontava dai 5000 ai 10000 euro all’anno.  Questo iter burocratico, si è concretizzato con la piena compartecipazione dei titolari delle ditte del tutto inesistenti che, o fungevano da meri prestanome ovvero collaboravano attivamente con i membri del sodalizio predisponendo accordi con i singoli braccianti agricoli, e inviando all’INPS la documentazione relativa alle false prestazioni di lavoro. Il fenomeno, come accertato nel corso delle indagini, si è mostrato in continua crescita coinvolgendo un numero sempre maggiore di persone ditte e/o società cooperative (spesso i falsi braccianti agricoli aprivano a loro volta finte ditte agricole grazie alle quali procedere alla falsa assunzione di altri braccianti), finendo col creare un danno economico allo Stato ed all’INPS che in questo caso è di un milione e mezzo di euro. La metodica utilizzata dalla maggior parte delle ditte individuali e/o cooperative  agricole fittizie, è consistita nel bypassare la prima fase di controllo da parte dell’INPS, in quanto i titolari delle predette ditte che avevano formalmente costituito “aziende senza terra”, dicitura normalmente utilizzata nei casi in cui la raccolta di ortaggi ed agrumi veniva svolta per conto terzi, in alcuni casi producendo addirittura contratti fasulli di affitto di terreni.   Questa prassi ha permesso di non indicare nella documentazione da presentare all’INPS, i terreni nei quali si operava e di non presentare la documentazione relativa ai contratti stipulati per la raccolta dei vari prodotti, rendendo così difficili eventuali controlli da parte dell’INPS.  Le indagini sono state condotte dai finanzieri etnei per oltre due anni, anche attraverso intercettazioni telefoniche ed ambientali, hanno fatto emergere un vero e proprio sodalizio criminale finalizzato alla sistematica commissione di reati di truffa aggravata ai danni dello stato. Sono ben quaranta i soggetti coinvolti in questa milionaria truffa.

Al termine delle indagini preliminari, dirette dai Sostituti Procuratori della Repubblica di Catania, Dott. Sturiale e Dott. Setola, il Giudice delle Indagini Preliminari, Dott. D’Arrigo -, sulla base degli elementi probatori acquisiti nel corso della complessa attività investigativa condotta dai militari del Gruppo della Guardia di Finanza di Catania, ha accolto interamente le richieste formulate dai pubblici ministeri, emanando l’ordinanza di custodia cautelare in carcere e arresti domiciliari per cinque dei quaranta indagati, la cui esecuzione è stata affidata ai Finanzieri del Gruppo di Catania. Nel complesso l’operazione  è stata condotta in diverse fasi: esecuzione della misura cautelare personale nei confronti di cinque soggetti, due in carcere e tre agli arresti domiciliari; esecuzione perquisizioni personali e domiciliari nei confronti di ventidue soggetti coinvolti a vario titolo nel sodalizio criminoso; sequestro dei conti correnti e titoli bancari per 1milione e 500mila euro pari alle somme indebitamente percepite e quindi la notifica al sodalizio criminoso degli avvisi di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di quaranta soggetti coinvolti, a vario titolo.

Fonte siciliainformazioni.it

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