SPECIALE FUNGHI: I PIU’ BUONI SUL TERRENO CALCARE DELL’ETNA

MARIA ELENA QUAIOTTI «I funghi dell’Etna? Sono i migliori, hanno un profumo particolare per il terreno calcareo e se ne trovano a diverse altezze»: sono tutti d’accordo gli appassionati, tantissimi, cercatori di funghi (catanesi e soprattutto non) che ogni anno aspettano la fine dell’estate per aggirarsi fin dall’alba nei boschi etnei. Quest’anno la stagione è stata anticipata dalle piogge che hanno caratterizzato i mesi estivi e già in agosto si sono raccolte grandi quantità dei pregiati porcini dell’Etna favorendo la riuscita della prima delle sagre alle falde del vulcano, quella di Fornazzo Milo che ha richiamato persone da tutta l’isola e dal continente. Una ricca raccolta per i porcini, varietà di norma molto pregiata e costosa, che per acquisti in grosse quantità sono scesi fino a sette euro al chilo, mentre per la vendita al dettaglio nei banchetti al mercato e sulla strada sono arrivati a 15-20 euro al chilo. «Ci sono stati giorni nei quali ne abbiamo portato a casa anche 20 chili, con esemplari fra i 500 e gli 800 grammi – racconta ancora soddisfatto Maurizio Currenti, un vero cultore del genere che ogni anno “batte” i territori fra Bronte e Randazzo, dove vive – abbiamo visto tantissime persone che provenivano da tutta la Sicilia sud orientale, intere famiglie e lunghe file di macchine posteggiate. Con i miei amici, mia figlia Morena, stiamo sempre attenti a raccogliere solo funghi che conosciamo: in particolare il nostro porcino ha il gambo grosso e non si può sbagliare. Anche quest’anno avremo belle conserve e funghi secchi, per gustare per tanti mesi uno dei prodotti migliori della nostra terra». «Ottobre e novembre saranno i mesi giusti per i cosiddetti funghi di ferla, una varietà molto versatile in cucina – spiega il comandante della Polizia locale di Milo, Giovanni Patané, uno che di funghi se ne intende e non esita a cercarli anche in tutta Italia – ma prima ancora si possono trovare i funghi “ovulo”, che crescono nelle zone soleggiate, o ancora le “mazze di tamburo”, cosiddetti cappellini. Funghi se ne trovano anche ad altezze elevate, fino a 2700 metri: sono quelli di faggeta che a volte durano anche fino a dicembre, crescono lentamente e, date le temperature, si rovinano difficilmente». Ci si alza anche all’alba, ma la spiegazione è molto semplice e concreta «con il fresco si fa meno fatica a camminare e in genere si percorre tanta strada, ma soprattutto è più facile individuarli, cosa più ardua con il sole alto. Resta una delle occasioni per vivere il contatto con la natura, dimenticandosi perfino del cellulare». Ma qual è il momento giusto per andare per funghi? «Dopo una grande pioggia per i porcini bisogna aspettare almeno sette, otto giorni – precisa Patané – a ottobre e novembre i funghi di ferla vogliono il terreno umido. Molte persone pensano di trovarne già dopo uno o due giorni di pioggia: è sbagliato, bisogna dare al fungo il giusto tempo per crescere. Uno degli errori che i dilettanti fanno è armarsi di rastrelli, non considerando che rovinando il letto di crescita del fungo poi lì non ne spunteranno più. Un altro accorgimento è riporre i funghi raccolti in un cesto di vimini, non in contenitori di plastica: il vimini infatti consente alle spore di cadere naturalmente e preserva un prodotto molto delicato». A essere appassionati sono più uomini o donne? «Riferendomi a Milo posso dire che sono più uomini – ri – sponde Patané – le donne saranno un 20% e in genere vanno al seguito della famiglia o di amici. Quelli della nostra generazione hanno iniziato ad andare a funghi giovanissimi, trascinati dai nostri padri o familiari; abbiamo appreso tanto dalla loro esperienza sul campo. Certo ci sono anche ragazzi che oggi si avvicinano a questa pratica, di sicuro ci sono tante associazioni di fungaioli e micologiche sparse su tutto il territorio etneo, alle quali vengono affidati ad esempio i corsi per ottenere l’attestato e richiedere il tesserino rilasciato dall’assessorato regionale all’Agricoltura obbligatorio dal 2006. Direi che tutti sanno dell’obbligatorietà del tesserino per raccogliere funghi, molti lo hanno anche fatto ma magari non lo hanno rinnovato dopo i cinque anni (il costo annuale per il tesserino amatoriale o a fini scientifici è 30 euro, per i professionisti sale a 100 euro), altri neanche lo possiedono. Soprattutto per evitare che vengano venduti funghi non idonei. Consideriamo, infatti, che anche per la vendita si deve essere autorizzati, portando il raccolto nei punti Asp presenti sul territorio – ce ne sono a Catania, Gravina, Linguaglossa, Paternò, Trecastagni, Pedara, Zafferana –dove verrà pesato, controllato e certificato».

Dal 2006 necessario il tesserino m.e.q.

Fino al 2006 la raccolta di funghi sul territorio siciliano era libera, venne disciplinata con la legge regionale 3 del primo febbraio 2006 introducendo l’obbligatorietà del possesso del tesserino, modalità e divieti di raccolta e naturalmente controlli e sanzioni. Il tesserino viene rilasciato dal Comune di residenza dopo apposito corso che attesti un’adeguata preparazione sui funghi e sulle normative, prevede tre opzioni: tesserino amatoriale, consente al titolare di raccogliere sino a quattro chilogrammi di funghi al giorno, costo annuale 30 euro; tesserino professionale, rilasciato a chi raccoglie per integrare il proprio reddito e consente di raccogliere sino a 12 chilogrammi di funghi al giorno, costo annuale 100 euro; tesserino per la raccolta ai fini scientifici, rilasciato a soggetti pubblici e privati per la raccolta di qualsiasi specie fungina per comprovati motivi di studio, ricerca o iniziative a carattere scientifico, nelle quantità strettamente necessarie per dette finalità, costo annuale 30 euro. Il tesserino va rinnovato ogni cinque anni, i minori di 14 anni possono raccogliere funghi purché accompagnati da maggiorenne in possesso di tesserino. I controlli sul territorio sono affidati al Corpo forestale della Regione, agli organi di polizia locale, ai guardia parchi e alle guardie venatorie. L’utilizzo di rastrelli è sanzionato fino a 450 euro. Fonte “La Sicilia” del 28-09-2018