RANDAZZO NON CHIUDE ALLA SPERANZA

Subito dopo le 9, quando è entrata in vigore la zona rossa, il cielo sopra Randazzo è rapidamente diventato plumbeo, quasi a voler marcare ancor di più il disagio che serpeggia in una cittadina spaventata e disorientata. Fino a qualche mese fa la medievale cittadina era oasi di salute, oggi sembra l’epicentro del contagio. Finalmente, tranne ancora qualche rarissima eccezione, tutti si proteggono con la mascherina e a dimostrazione di una popolazione che ha capito, dopo le 9 del mattino le strade si sono spopolate. Imponente lo spiegamento di forze che ieri mattina i carabinieri hanno messo in campo. Robusti posti di blocco hanno fermato ogni ingresso e chi non era residente o non forniva le dovute giustificazioni veniva invitato ad un rapido dietrofront. Ci si chiede come si sia potuti arrivare a tanto e qualcuno punta il dito contro la superficialità di quei momenti conviviali che il sindaco Francesco Sgroi conferma essere stati la causa dell’insorgere dei focolai. Guardare al passato però non serve. Adesso la gente pensa a non “beccare” il virus e coloro che hanno dovuto chiudere le attività a resistere. Uno fra questi è Antonio Scrivano titolare della palestra “Body mind”. Domenica scorsa doveva essere per lui una giornata speciale: avrebbe dovuto festeggiare 10 anni di attività. Invece è stata una giornata terribile. Prima le considerazioni del presidente Conte da cui si è sentito offeso poi l’istituzione della zona rossa che di fatto ha chiuso la sua palestra. «Noi rispettiamo il protocollo da aprile – dice -. Non so se altri settori dell’economia non citati dal presidente lo abbiano fatto. Adesso che siamo stati costretti a chiudere posso dirvi che viviamo malissimo questa situazione. Gli aiuti sono stati irrisori, mentre le tasse e gli affitti li abbiamo dovuti e dovremo continuarli a pagare. I fondi ottenuti e il prestito che le banche ci hanno rifiutato e che il credito sportivo ci ha concesso sono volati via ad agosto per coprire le spese della precedente chiusura. Adesso rischiamo di non riprenderci e io ho 4 dipendenti».

Nel decreto di Musumeci, che i pub debbano chiudere è scritto chiaramente e Francesco Trefiletti, titolare del “Kaff Risto Pub” ha ovviamente obbedito. «Quando giovedì si è sparsa la notizia che a Randazzo vi erano casi di Covid – dice – già venerdì sera ho fatto appena 26 euro di fatturato. Anche sabato e domenica sono andati male. Per noi si tratta di una vera mazzata. Adesso siamo chiusi e i danni saranno notevoli, ma io non intendo abbandonare i miei 3 dipendenti. Intensificheremo il servizio a domicilio. Speriamo questo ci aiuti». C’è chi non è stato costretto a chiudere dal decreto di Musumeci, ma i danni sono lo stesso incalcolabili. Lo spiega bene Loredana Scrivano, che gestisce lo storico Hotel Scrivano e l’annesso ristorante: «In questi mesi – spiega – abbiamo rinunciato a tutti quei banchetti dove nostri clienti ci proponevano un numero di invitati che non ci permetteva di garantire il distanziamento previsto dalle norme. Per noi la salute viene prima del lavoro. Adesso siamo in zona rossa, doverosa per carità visto l’aumento dei contagi, ma se da una parte l’hotel rimane aperto, non abbiamo clienti. Un’intera ditta che doveva pernottare da noi ha, infatti, disdetto. Ma se oggi posso dirvi di aver perso 30 clienti al giorno, il nostro timore è che gli effetti dell’aumento dei contagi si riverberino anche per le prenotazioni di Natale e Capodanno. Dobbiamo far capire che la zona rossa servirà a eliminare in futuro il virus dalla nostra comunità». Gaetano Guidotto Fonte “La Sicilia” del 20-10-2020

IL SINDACO «I CASI ORA SONO 130 MA CON LA CLAUSURA PORREMO UN FRENO ALLA CORSA DEL VIRUS» «La notizia più importante che vi do è che i casi di Covid accertati sono diventati 130: ieri erano 97, 33 in meno di oggi (ieri per chi legge, ndr)». È la prima cosa che rivela il sindaco di Randazzo, Francesco Sgroi, nella serata di ieri, alla fine della prima e faticosa giornata di confinamento della cittadina normanna. Una giornata iniziata molto presto con un vertice con le forze dell’ordine, tutte presenti al tavolo con il primo cittadino. Erano presenti i carabinieri, la polizia municipale, la polizia stradale ed anche la guardia forestale a formare un imponente coordinamento di polizia chiamato al rispetto dell’ordinanza del presidente Nello Musumeci. La giornata del sindaco poi è culminata, intorno alle 17, con una videoconferenza con il prefetto .

«Dobbiamo capire – afferma Sgroi – che istituire la zona rossa era fondamentale. Dovevamo porre un freno al diffondersi del virus che avrebbe rischiato di contagiare la popolazione più debole che in questi casi è quella anziana. Insieme con le autorità sanitarie abbiamo anche commentato l’evolversi del contagio e della malattia. Io sono fiducioso. Lo sono perché la maggior parte dei miei concittadini risultati positivi vive la malattia come una normale influenza e perché, avendo in gran parte delineato la sorgente del contagio ci sono buon speranze che nei fatidici 7 giorni previsti dall’ordinanza di Musumeci, la curva del contagio possa abbassarsi o comunque non aumentare. Solo allora potremo ipotizzare di ridurre le limitazioni. Vedremo al momento – conclude – se sarà il caso o meno di sottoporre la popolazione a uno screening di massa. L’attenzione è massima e le autorità sanitarie combattono insieme con noi». Gaetano Guidotto Fonte “La Sicilia” del 20-10-2020