RANDAZZO: MORTO IL GIOVANE COLPITO DALLO ZIO, DONATI GLI ORGANI

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Non ce l’ha fatta il bracciante agricolo randazzese di 35 anni colpito alla testa con una piccozza dallo zio. Dopo 6 giorni di agonìa Armando Sebastiano Salvà è morto nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Cannizzaro di Catania. Subito dopo l’intervento chirurgico, i medici hanno constatato che l’uomo era entrato in coma irreversibile da cui probabilmente non si sarebbe più svegliato. E così è stato. Le flebili speranze dei familiari si sono spente ieri mattina alle ore 6, quando Armando non ha respirato più. L’uomo, ricordiamo, era stato colpito dallo zio Sebastiano Lupica Rinato, bracciante agricolo di 58 anni residente a Flascio, piccola frazione di Randazzo dedita soprattutto all’agricoltura e alla zootecnica. Poche decine di metri separano, le due abitazioni e quindi le famiglie, i cui rapporti non dovevano essere poi così sereni. E’ bastato poco, infatti, per far scatenare la furia dello zio, che ai carabinieri ha dichiarato di essersi spaventato e aver agito per difendersi dopo una lite verbale con il nipote per un futile motivo. Sembrerebbe, infatti, che Salvà abbia lasciato un trattore in sosta all’ingresso di un terreno di proprietà dello zio, che, indispettito, abbia rimproverato il nipote, chiedendogli di spostare subito il mezzo. La risposta del nipote non sarebbe stata accondiscendente, anzi pare che i due abbiano cominciato a litigare fino a quando Armando non si sarebbe avvicinato allo zio, che lo ha colpito in testa con la parte tagliente e, quindi, più larga della picozza. Lo zio, ovviamente, è stato arrestato e condotto nel carcere catanese di piazza Lanza: ora dovrà rispondere dell’accusa di omicidio. La moglie di Salvà, Luisa, e i parenti hanno dato l’assenso per il prelievo degli organi in quanto la vittima, in vita, era convinto di questo nobile gesto che serve a dare speranze di guarigione a persone affette da particolari malattie. Il cuore, il fegato e un rene sono stati inviati all’Ismett di Palermo, mentre l’altro rene è stato consegnato al Policlinico di Catania. L’équipe sanitaria della Rianimazione, diretta dal dott. Carmelo Denaro, era composta dai medici anestesisti Carla Giansiracusa e Mauro Gennaro e dall’infermiere professionale Matteo Sortino.

FONTE “LA SICILIA” del 28-09-2007