RANDAZZO: LE ACQUE REFLUE NELL’ALCANTARA

0

L’acqua del fiume Alcantara che dà il nome all’omonimo parco fluviale dovrebbe essere sempre linda e pulita. Fresca per riempire di brillantezza l’intera valle che nei programmi di sviluppo dei Comuni che la popolano dovrebbe attirare sport e turismo. Invece Stefano Annese, presidente dell’associazione sportiva Acquaterra, la settimana scorsa l’ha trovata sporca, di colore marrone e maleodorante al punto da essere costretto a lanciare l’allarme. “Conosco bene il fiume Alcantara – dice – da anni qui effettuiamo corsi di canoa. Questa volta però non sono venuto per fare sport, ma per effettuare un sopralluogo per conto del Parco fluviale dell’Alcantara, che mi aveva avvertito dell’arrivo di una troupe del programma Wild, con Fiammetta Cicogna, interessata a girare riprese in canoa sul nostro fiume”. “Così – continua Annese – nel tentativo di individuare dei punti da segnalare con gli scorci migliori del fiume, mi sono affacciato dal ponte di Grava, accorgendomi che al posto dell’acqua limpida c’era qualcosa che sembrava più una fogna che un fiume. L’acqua era marrone e una schiuma maleodorante emergeva in superficie, in queste condizioni – ha ribadito il presidente dell’associazione sportiva – non solo non era consigliabile praticare canoa, ma neanche mostrare alla troupe di Mediaset un’immagine così brutta del nostro fiume”. Tutti i tentativi di bloccare la partenza dello staff di Wild però sono stati inutili. Conduttrice, regista ed uno stuolo di collaboratori, quando è scattato l’allarme, erano già in aereo. Preoccupato per la brutta immagine che l’intera Valle Alcantara poteva ricavare, il presidente di Acquaterra ha cominciato a risalire il fiume, nel tentativo di individuare la fonte inquinante. “Ponte dopo ponte – continua – sono andato alla ricerca di chi stava inquinando il fiume. Prima ho controllato le cartiere di Francavilla di Sicilia, tempo fa responsabili di un inquinamento, ma questa volta la colpa non era loro. Poi ho proseguito verso il paese di Moio Alcantara, ma l’acqua lì arrivava già sporca. Infine dal depuratore delle acque reflue di Randazzo provenivano i liquami inquinati. A monte, infatti, l’acqua tornava pulita”. A questo punto l’associazione Acquaterra, ha lanciato l’allarme avvertendo la Guardia Forestale, i carabinieri ed il Direttore del Parco Fluviale che si è mosso con grande solerzia, avvertendo il Comune di Randazzo. “La brutta figura però – aggiunge Annese – non siamo riusciti ad evitarla. La troupe di Wild ha effettuato solo poche riprese: il programma è praticamente saltato. Di contro, invece, siamo riusciti a lasciare sbigottiti coloro che erano venuti sulla riva dell’Alcantara convinti di ammirare e riprendere un luogo naturalistico di fama mondiale, ed invece hanno trovato un ambiente quanto meno malsano”. Poi alla fine Stefano Annese conclude: “So che le Forze dell’ordine si stanno muovendo, ringrazio il direttore del Parco per la determinazione e faccio una considerazione: a Randazzo funzionerà certamente male, ma almeno un depuratore c’è. Mi hanno detto che sull’Alcantara c’è chi scarica direttamente”. Ed è anche quello che ha sottolineato l’assessore del Comune di Randazzo Alfio Ragaglia che ammette che nei giorni scorsi si è verificato un guasto al depuratore, ma, oltre a sottolineare che è stato risolto, sottolinea: “Vero è che il nostro depuratore ha avuto un guasto prontamente riparato, ma non sarebbe più giusto porre l’accento sul fatto che l’Alcantara è inquinato dai tanti Comuni che non sono provvisti di alcun impianto di depurazione e che sversano i liquami nel fiume? Se guardate oggi – continua – vi accorgerete che a lavori conclusi dal nostro depuratore non escono più schiuma e bollicine”. Intanto il Parco, la Guardia forestale e l’Arpa hanno chiesto al Comune spiegazioni. Nella lettera di risposta, lo stesso Ragaglia, sottolinea come giorno 27 marzo si sarebbe verificato un guasto ai bracci rotanti dei percolatori del depuratore che ha ridotto l’effetto depurativo di circa il 50%. “L’Ufficio Tecnico è prontamente intervenuto – si legge nella nota – ed in 30 ore ha risolto i problemi. Subito dopo con i responsabili del Parco fluviale e della Guardia Forestale abbiamo effettuato un sopralluogo, verificando che tutto era tornato normale”. Per Ragaglia “un problema derivante da cause eccezionali”, ma non è la prima volta che il depuratore di Randazzo fa parlare di se. I proprietari dei terreni limitrofi hanno chiesto al giudice di liberarli dai miasmi e il Comune ha redatto un progetto di adeguamento, ma ci vorrà tempo e soprattutto danaro.

Gaetano Guidotto fonte “La Sicilia” del 08-04-2012