RANDAZZO CAPITALE VITIVINICOLA DELL’ETNA

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Per un giorno Randazzo è tornata a essere la capitale vitivinicola dell’Etna. Merito di “Vinietna”, la manifestazione organizzata dal sindaco, Ernesto Del Campo, che, oltre a celebrare la rinascita del comparto agricolo randazzese, con ben 13 aziende riconosciute inserite in un’unica brochure, diventerà il marchio che caratterizzerà i vini di questa generosa terra: “Registrerò il marchio “VinEtna” – annuncia Del Campo – il settore vitivinicolo ha ancora la necessità di organizzarsi al meglio per aggredire i mercati di paesi come Cina, India o America che amano il nostro vino. E l’Etna, conosciuto in tutto il mondo, ci farà da volano”. E cosi il chiostro del palazzo municipale di Randazzo è diventato scenario naturale per la degustazione dei vini non solo randazzesi. Oltre alle 13 cantine locali inserite nella brochure, altre aziende, con le loro degustazioni, hanno trasmesso l’amore e la storia che ogni vino racconta e la passione che ogni produttore mette al di là dei guadagni che le grandi aziende cominciano a registrare, mentre i “piccoli” sperano arrivino presto. “Economicamente ci rimettiamo – dice l’agronoma Alice Bonaccorsi – il costo di produzione per noi è più alto rispetto ad altri territori”. Più fiduciose aziende per le quali i mercati si stanno già aprendo grazie anche al nome Etna. Per i più piccoli e meno esperti, come il randazzese Franco La Mancusa, il mercato, invece, è ancora da scoprire: “Il problema – afferma – Vincenzo Pennisi – è che spesso ristoratori ed enoteche neanche ci pagano le bottiglie. E’ vero che i vini dell’Etna cominciano a essere richiesti, ma il merito è solo dei produttori”. “La politica – dice l’europarlamentare Giovanni La Via – grazie a Giuseppe Castiglione, che ha pubblicato diversi bandi riservati a questo territorio, ha provocato la rinascita della viticoltura. Gli imprenditori hanno mostrato lungimiranza, ma adesso devono continuare a investire con azioni in comune per promuovere i vini dell’Etna all’estero”.

Gaetano Guidotto fonte “La Sicilia” del 27-06-2011