PARCO DELL’ETNA: NESSUNA PROPOSTA PER LA GESTIONE DI DUE DEI TRE RIFUGI – TRA CUI RANDAZZO

cas caldVanno deserte due delle tre gare d’appalto indette dal Parco dell’Etna per mettere al servizio di turisti ed escursionisti alcuni rifugi montani di recente ristrutturati. Si tratta dei punti base per l’escursionismo di Case Caldarera, Case Bevacqua e Casa della Capinera, rispettivamente nei territori di Randazzo, Piedimonte e Trecastagni. Tuttavia, mentre per i primi due non è appunto giunta alcuna offerta – termine per la presentazione dei progetti lo scorso 14 marzo – c’è invece speranza per Casa della Capinera di contrada Cicirello, oggetto di cinque offerte a partire da una base d’asta di circa 27 mila euro, su cui si pronuncerà la Commissione giudicatrice insediatasi martedì. Di circa 40 mila euro era, invece, la base d’asta per il rifugio di Randazzo (punto base n. 9) e di oltre 36 mila euro quella per Case Bevacqua (punto base n.13), la più grande fra le strutture in cerca di un futuro. In tutti i casi è prevista una concessione di nove anni per realizzare attività di sostegno del turismo e promozione del territorio etneo. I punti base, uno degli strumenti di fruizione individuati fin dalle norme istitutive dell’area protetta, rappresentano di fatto una delle grandi incompiute del Parco dell’Etna. Una preziosa cintura di circa una ventina di luoghi d’accoglienza turistica e rifugi mai entrata in funzione, con molte strutture rimaste inutilizzate e persino vandalizzate. Anche alla lue di ciò, l’indizione delle tre gare era stata salutata positivamente dagli addetti ai lavori, visto peraltro anche il notevole impegno economico pubblico dietro la riqualificazione dei tre edifici, tutte vecchie dimore rurali. Da ultimo, i cantieri sono stati finanziati attraverso circa un milione e 400 mila euro per quanto riguarda Piedimonte, e circa 500 mila euro ciascuno per i punti base di Randazzo e Trecastagni, fondi di provenienza sia regionale che comunitaria. Lavori che hanno riportato gli immobili all’antico splendore, per il momento però senza riuscire a renderli appetibili per il mercato. Soltanto a contrada Cicirello, ad esempio, si può contare su alcune attrezzature. Ancor più complesso il quadro a Case Bevacqua, accessibili solo a piedi o in fuoristrada. Il progetto di ripristino della malmessa trazzera di collegamento con la Sp Milo – Linguaglossa si è arenato. L’Ente Parco intanto ha già pubblicato un secondo esperimento di gara per Case Bevacqua e Case Caldarera, replicando i bandi andati deserti. Francesco Vasta Fonte “La Sicilia” del 31-03-2016