ETNA PER IL PIANO TERRITORIALE DEL PARCO SUBITO UN CORO DI “NO”

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La lunga vicenda relativa all’approvazione del Piano territoriale di Coordinamento del parco dell’Etna, atteso da 18 anni dalle comunità che vivono attorno al vulcano in quanto strumento di pianificazione e sviluppo del territorio, si arricchisce di un nuovo capitolo che sta già facendo molto discutere: con Decreto Regione Siciliana N° 744 del 29 Luglio 2008, emanato dal dirigente del servizio 2 Vas-Via del Dipartimento territorio ed ambiente della Regione Siciliana, il piano è stato approvato con prescrizioni. Una bella notizia si direbbe, ma traducendo il linguaggio tecnico degli atti il decreto di approvazione chiude drasticamente le pur limitate prospettive di apertura che l’Ente Parco ha lasciato intravedere negli ultimi anni per una fruizione turistica del territorio, annullando, con un repentino colpo di spugna, risultati ottenuti grazie alle rivendicazioni di cittadini e amministratori. Alcuni esempi: il decreto vieta nelle zone A e B del Parco ( che costituiscono oltre il 60 % del territorio e su cui insistono anche proprietà private, edifici e fondi agricoli e coltivati) l’accesso con automezzi, tranne che per soccorso o prevenzione. “Paradossalmente – sottolinea il sovrintendente tecnico del Parco, Ing. Di Paola – anche ai mezzi del parco, di gestione, controllo, monitoraggio, ricerca scientifica, protezione civile, nonché ai mezzi di fruizione controllata verrebbe vietato l’accesso senza specificare se la prescrizione riguardi strade o piste già esistenti o di nuova realizzazione o se si differenzino strade locali, piste carrabili forestali o trazzere”. Vi sarebbe un assoluto divieto di taglio e ceduazione ( anche a scopo di prevenzione incendi) in zone A e B e in dagale isolate; e ancora in caso di eventi eruttivi che interessano le zone C alto montane il Parco dovrebbe redigere i piani attuativi sottoponendoli a valutazioni di incidenza con le conseguenti lungaggini burocratiche che ne deriverebbero e che invece dovrebbero essere bypassate in casi di emergenza; cancellate all’interno del perimetro del Parco tutte le cave estrattive, anche se autorizzate, ecc. Prescrizioni che riportano di anni indietro il percorso già compiuto dal parco verso uno sviluppo integrato e rispettoso dell’ambiente ma che faccia dell’Ente posto a tutela del territorio etneo, anche uno strumento di sviluppo economico, sociale e culturale. E’ questo che è emerso ieri mattina nel corso di una seduta consultiva del Consiglio del Parco convocato dal Commissario straordinario, avv. Ettore Foti: “Riteniamo noi per primi – ha esordito Foti – che il decreto di approvazione contiene prescrizioni e condizioni che creeranno problemi nell’attuazione del Piano; ecco perché abbiamo voluto sentire i Sindaci del territorio per studiare un percorso comune”. Concordi gli interventi, seppur molto animati e critici, del Sindaco di Linguaglossa, Rosa Maria Vecchio, del Vicesindaco di Maletto Enzo Sgrò, del Sindaco di Zafferana Etnea Delfo Patanè, del presidente del Comitato esecutivo Mario Monsignore, del Vicesindaco di Bronte Nunzio Calanna, e di molti altri amministratori presenti. Ha concluso il Vicepresidente della Provincia Nello Catalano. Tutti hanno chiesto la nuova convocazione del Consiglio per lunedì alle 11, per dar mandato al Commissario di impugnare nelle sedi legali il decreto in questione.   

Fonte “La Sicilia” del 16-10-2008