CATANIA: IL “MODELLO ANTOCI” SI APPLICHERA’ ANCHE SOTTO IL VULCANO

antoci-mmmmCATANIA. Via libera anche a Catania al “Protocollo di legalità” contro la mafia dei pascoli e le irregolarità nella gestione dei terreni demaniali. Il documento, che assimila e amplia quello già proposto dal Parco dei Nebrodi firmato nel marzo 2015, (prima che il presidente del Parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci subisse l’agguato), è stato sottoscritto anche in Prefettura a Catania alla presenza del Prefetto, Maria Guia Federico. A firmare il documento, oltre che il presidente della Regione, Rosario Crocetta e gli assessori regionali, Maurizio Croce e Antonello Cracolici, il commissario straordinario dell’Esa, Francesco Concetto Calanna, lo stesso Antoci e i sindaci di Bronte, Maniace e Randazzo. Il protocollo punta a rafforzare la collaborazione tra le istituzioni per garantire trasparenza nella cessione dei pascoli. L’obiettivo è quello di impedire traffici illeciti e contrastare i tentativi di infiltrazione mafiosa nelle procedure di concessione a privati di beni e terreni. Cuore principale del protocollo il comma C dell’articolo 3, che obbliga i firmatari del protocollo “prima di qualsiasi attività preliminare alla concessione di beni ricadenti nei territorio del Parco, a chiedere al Prefetto se esistono condizioni di decadenza previste dalle leggi antimafia, oltre di chiedere al richiedente la certificazioni antimafia”. Niente cessione di pascoli quindi a chi è sottoposto a misura di prevenzione personali antimafia e chi ottiene la concessione di terreni non li potrà cedere a terzi. “Con la firma del protocollo – ha affermato Antoci – abbiamo dato un altro forte segnale quello di uno Stato che non indietreggia, ma anzi avanza. Adesso siamo pronti a una norma nazionale che applichi il protocollo e dia dignità ad un tema per il quale la Sicilia è stata da esempio nella lotta alla mafia”. Soddisfatti anche i sindaci che però ritengono “fondamentale una maggiore presenza di forze dell’ordine fra i boschi e nelle campagne”. Gaetano Guidotto Fonte “La Sicilia” del 23-11-2016