BRONTE: VERIFICA ANTICORRUZIONE SULL’AREA ARTIGIANALE

La Commissione bilancio rileva criticità nella procedura di vendita da 1 milione e 224 mila euro dei 16 lotti dell’area arti­gianale di Bronte, in itinere da due anni, e chiede l’intervento del segretario comu­nale, in qualità di responsabile dell’anticorruzione, e dei Revisori dei conti. Questa procedura si protrae daL aprile 2016, da quando è  stato revocato il bando pubblicato l’anno prima dalla precedente Amministrazione guidata da Pino Firrarello. L’attuale sindaco Graziano Calanna, infatti, dopo aver nominato a novembre 2015 la commissione che doveva selezionare le 29 imprese partecipanti, faceva annullare tutto, perché a suo dire il bando era illegittimo. Al nuovo bando dell’aprile 2016, però, si presen­tavano solo 10 ditte e, dopo 12 mesi segnati dalla nomina di tre commissioni, causa rinuncia dei commis­sari, 9 ditte s’aggiudicavano 14 dei 16 lotti; gli altri due, rimessi subito a bando, venivano aggiudicati ad agosto 2017 a due dei tre richiedenti. Secondo le tempistiche concorsuali, entro 30 giorni dalle aggiudicazioni (avvenute ad aprile e agosto 2017) doveva essere firmato il contratto con contestuale pagamento dei 76mila e 500 euro a lotto, ma lo scorso novembre la Giunta li rateizzava in 25mila e 500 come caparra e 51mila, entro il 2019, ma con fideiussione a garanzia delle aspettative d’incasso del Comune. A causa della «crisi mondiale», però, 15 giorni fa, su richiesta delle stesse imprese che nel giro di qualche mese hanno perso la solidità economica iniziale che li aveva portati ad avere i lotti, sindaco e assessori, per «favorire quanto più possibile lo sviluppo economico della città», rinunciavano alla garanzia fideiussoria a tutela del Comune, pari a 816 mila euro del previsto incasso di 1 milione e 224 mila, «perché troppo onerosa per gli artigiani», diceva Calanna.  La scelta veniva deliberata alla presenza del segretario comunale al quale ora i consiglieri comunali hanno chiesto d’intervenire quale responsabile dell’anticor­ruzione, «affinché esamini gli atti di procedura di vendita, il cui iter è in corso da due anni, per salvaguardare l’ente e le sue finanze», sottoponendogli anche il preliminare di vendita predisposto dal capo della III Area, secondo cui, se entro il 2019 le imprese non comprano i lotti perdono i 25 mila e 500 euro di caparra, ma avranno rimborsati i costi dei materiali delle costruzioni fatte. La Commissione, guidata da Antonio Leanza, in sintesi, chiede verifiche fra «verbali di gara e regolarità della procedura seguita» e «esprime forti riserve di carattere giuridico legale», parla di «contratto molto svantaggioso per l’Ente, che lo espone a forti rischi e contenziosi», reputa inopportuno il rimborso dei costi di «materiali, peraltro in totale assenza di una previsione di stima» e sostiene, al contrario, che si dovrebbero «applicare penali, quali, ad esempio, l’acquisizione al patrimonio delle costruzioni senza alcun indennizzo» oppure riconoscere un rimborso solo in caso di «vendita del capannone costruito». Su proposta del consigliere Carlo Castiglione, inoltre, la Commissione ha chiesto di capire se è a rischio il finanziamento da 2 milioni di euro utilizzato per realizzare i lotti, visto che la Giunta due anni fa ha deliberato che il progetto sarebbe stato funzionante entro il 31 dicembre 2016. I lavori della Commissione sono stati approvati anche dai consiglieri  Rosario Liuzzo e Valeria Franco, ma non da Samantha  Longhitano, che a metà seduta ha lasciato la riunione. Il sindaco Calanna, da parte sua, sostiene che si tratti di «una costosa riunione, pagata con soldi pubblici, in cui sono stati spesi fiumi di inchiostro per accertare il nulla assoluto» e aggiunge: «Siamo andati incontro agli artigiani al cui mondo guardiamo con attenzione, tutelando sempre e comunque il Comune. E’ questo che emerge dagli atti. Sempre che essi si sappiano leggere, s’intende». La parola passa ora al responsabile dell’anticorruzione e ai revisori dei conti. Luigi Putrino Fonte Giornale di Sicilia del 29-01-2018

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