BRONTE: UN ROBOT CONTRO LA DEPRESSIONE

Dalla fantascienza alla realtà. Avete visto il film “Interstellar” diretto da Christopher Nolan? Se sì, ricorderete che gli astronauti alla ricerca di un nuovo pianeta per l’umanità, nelle varie scorribande fra spazi e buchi neri, erano accompagnati da robot così intelligenti da interagire con loro come se fossero uomini. Facevano, insomma anche da compagnia. Già perché gli astronauti durante le missioni sono sottoposti non solo a stress fisici, ma, lontano dagli affetti, anche psichici ed emozionali. E la “First lego league”, il concorso mondiale di scienza e robotica educativa (coordinato dalla “Fondazione Museo Civico” di Rovereto), che chiede ai ragazzi delle scuole superiori di costruire robot esclusivamente con dei mattoncini “Lego”, ha pensato proprio a questo. Con il tema “into orbit”, infatti, ha chiesto ai ragazzi di costruire robot capaci di combattere la depressione sullo spazio. E l’Istituto superiore Ignazio Capizzi di Bronte, guidato dalla dottoressa Grazia Emmanuele, ha spesso partecipato ai concorsi di robotica con risultati lusinghieri. E quest’anno, nonostante la difficoltà della “missione”, ha confermato le proprie abilità. Due le squadre in gare, una del Liceo Scientifico e una dell’Ipsia. Bene, la squadra dello Scientifico, chiamata “Team Fll 128 Capizzi – Space Invaders”, ha superato la selezione regionale e andrà a disputare la finale nazionale a Rovereto. La squadra è formata da 16 studenti ovvero Angela Fallico, Sara Spadaro, Giulia Longhitano, Luca Carcione, Antonino Salpietro, Lucia Camuto, Alessia Montagno, Luca Fallico, Stefano Cordaro, Mattia Gulino, Giuseppe Schilirò, Salvatore Cantali, Salvatore Avellina, Nunzio Cairone, Carlo Minissale e Giovanni Spartà più 3 docenti Rosario Cantarella, Alfio Nicolosi e Anna Panebianco. «La soluzione a cui abbiamo pensato – dice Sara Spadaro – è quella di portare un robot sulla navicella spaziale che possa mettere in contatto l’astronauta con le persone a lui care. Nei casi di viaggi a lunga distanza il robot si comporterà con l’astronauta come un amico e il quale, riconoscendo gli stati d’animo dell’astronauta, si comporta in modi differenti fino a comportarsi come uno psicologo». Ed allora in bocca al lupo per la sfida finale. Chissà se un giorno il benessere degli astronauti deriverà da un’idea tutta brontese. GAETANO GUIDOTTO