BRONTE, IL SINDACO E QUELLA RICHIESTA DI 20 MILA EURO

CATANIA. Per la «gravità del fatto», in un contesto in cui «l’indagato risultava già avere sollecitato accordi corruttivi collegati all’esercizio delle sue funzioni», per il sindaco di Bronte «sussiste il concreto e attuale pericolo di reiterazione di reati della stessa specie». E dunque il gip di Catania, Giuliana Sammartino, per Graziano Calanna ha disposto gli arresti domiciliari. Già in tarda mattinata è arrivata la sospensione dalla carica di sindaco, disposta dal prefetto Claudio Sammartino. Per Bronte, va da sé, un terremoto politico. Il sindaco è accusato di istigazione alla corruzione, in concorso con Concetto Bellia e Sebastiano Musmeci, ritenuti «intermediari» della richiesta di Calanna a Stefano Urbani, amministratore della “Etra”, azienda veneta che aveva fatto richiesta al Comune di Bronte per un project financing per manutenzione e sfruttamento dell’energia elettrica prodotta dall’acquedotto comunale. Calanna, secondo l’accusa, chiede una consulenza da 20mila euro «in favore di una persona di fiducia», in cambio di una voce di pari importo da inserire nel progetto e dunque a carico del Comune Ma l’imprenditore ha rifiutato. Calanna, 47 anni, avvocato, esponente del Pd legato al deputato regionale Anthony Barbagallo, è un “figlio d’arte”. Suo padre, Nunzio, ex socialista, è stato deputato regionale. Quella dei Calanna è una delle famiglie più in vista di Bronte: la madre del sindaco era titolare della storica farmacia in piazza Rosario, la sorella è preside del Commerciale, lo zio, don Peppino Calanna, fu lo storico rettore del “Capizzi”. «Mi dispiace, per la città è una ferita», dice Giuseppe Castiglione, brontese doc e rivale politico del sindaco che nel 2015 sconfisse il candidato “firrarelliano” Salvatore Gullotta. «Non ho mai avuto un dialogo con Calanna, ma lo conosco come uno perbene. Spero – conclude l’ex sottosegretario – che possa dimostrare la sua estraneità». A incastrare il sindaco alcune intercettazioni. Una è del 9 febbraio scorso. Musmeci (professionista incaricato dall’azienda) dice a Bellia, ex sindaco di Castiglione ed ex presidente del Parco dell’Etna: «Mi è stato chiesto di… eh… incrementare l’importo del piano economico con una voce aggiuntiva… eh… per dare una consulenza esterna… eh… a qualcuno… mmh… di fiducia, d’accordo. Di fiducia non nostra, ma del sindaco…». L’intermedia – rio rivela che l’impresa poteva «mettere qualche migliaio di euro lì» o «pagare i manifesti elettorali». Ma i 20mila euro no. Bellia apostrofando il sindaco come «delinquente», ribadisce, ricostruisce il gip, «che non voleva saperne di tangenti e che già in passato il sindaco ci aveva provato per lui». Ma è lo stesso Bellia, quando Musmeci crede che Calanna non voglia più fare il progetto, a invitarlo a depositare le 5 copie al Comune: «Le consegno io al sindaco, così è contento». Ma l’imprendi – tore sente ormai troppa puzza di bruciato. E a Musmeci rivela: «Se si tira in mezzo Cettino Bellia che si prenderà non so quanto… non so quanto… quei soldi vanno detratti a noi… così è». Alla fine il progetto salta. «Mafiosi!», dice Urbani quando scorrono i titoli di coda. Twitter: @MarioBarresi  MARIO BARRESI Fonte “La Sicilia” del 01-12-2018

Un commento

  1. Stupito ricordo il calanna al liceo capizzi gia all,epoca aveva attegiamenti da mafiosello ma veniva protetto per la famiglia da cui proveniva,illusione su una nuova classe dirigente e un problema culturale povero sud emergono sempre I soliti.

    Rispondi

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.