BRONTE: I TANTI MODI DI ESSERE “ANGELI” DEGLI AUTISTI SOCCORRITORI DEL 118

Sono da circa quaranta giorni in piena emergenza, per combattere contro una delle peggiori catastrofi avvenute a livello mondiale negli ultimi anni. In prima linea, con il rischio continuo di contagio o di problemi che potrebbero addirittura pregiudicare le loro vite. Li hanno definiti martiri, eroi e con tanti altri aggettivi, che nemmeno bastano a definire veramente il prezioso lavoro che svolgono ogni giorno. Negli anni sono stati chiamati portantini, barellieri, qualifiche che sminuiscono il loro importante ruolo negli equipaggi delle ambulanze del 118 siciliano, preso a modello in tutta Italia. La loro qualifica è quella di autisti soccorritori, due parole che racchiudono grandi professionalità e conoscenze sia di guida, ma soprattutto nell’effettuare manovre salvavita, quelle senza farmaci, che spesso sono alla base dei protocolli utili a salvare vite umane. Anche i soccorritori di Bronte, in questa emergenza sono in prima linea. Già 8 i casi accertati e non si esclude che il numero possa aumentare. Undici autisti soccorritori e cinque medici che a turno assicurano il loro servizio.

Ma proprio in questi giorni, in piena emergenza, alcuni di loro hanno dato il via ad una grande iniziativa di solidarietà. Infatti, autotassandosi, stanno contribuendo a dare una mano a chi, in questi giorni, è più sfortunato di loro: «Abbiamo deciso di effettuare una raccolta di soldi tra di noi, e di aiutare chi in questo momento non ha neanche i soldi per comprare il pane – ci dice uno di loro – ci siamo messi a disposizione di parrocchie e farmacie, che ci segnalano le cose indispensabili che servono a dei cittadini che non possono pagare in questo momento. Noi siamo tra i fortunati ad avere un lavoro mentre c’è gente che da circa 40 giorni non percepisce un euro». Proprio in una farmacia il loro aiuto è stato fondamentale per un farmaco indispensabile ad una signora che da oltre un mese non lavora. Piccoli gesti, che mostrano il grande cuore che viene fuori nei momenti di difficoltà. Lavoratori che hanno avuto la vita stravolta da un virus inaspettato: «Ogni giorno quando indossiamo quella tuta, sale la paura di un contagio, ma non per noi, per i nostri figli, le nostre famiglie chiuse in casa e per i nostri genitori non più giovani, che evitiamo quasi di incontrare, con la speranza che alla fine andrà tutto bene». LUIGI SAITTA Fonte “La Sicilia” del 17-04-2020