SPAZZATI VIA DAL TIR COME BIRILLI

Immagine aaAugusta. «Posso portarlo a casa? ». La donna, le lacrime le ha già versate tutte durante il viaggio che dalla provincia di Messina l’ha condotta sino al chilometro 16,600 dell’autostrada Siracusa-Catania. E quando parla con un agente della Polstrada ha solo gli occhi disperati e il desiderio di riportare suo marito, morto, nel proprio letto. Il poliziotto l’abbraccia, scuote la testa. «Siamo a vostra disposizione, ma questo proprio non possiamo farlo». Quel corpo, come quelli delle altre due vittime sarebbero stati trasferiti in pochi minuti all’obitorio dell’ospedale di Augusta. Un’ora prima un Tir li aveva travolti, come birilli, mentre eseguivano lavori di manutenzione lungo la carreggiata in direzione Siracusa, uccidendoli all’istante. «Un tragico errore umano», spiegherà il procuratore capo della Repubblica di Siracusa, Francesco Paolo Giordano. I magistrati non hanno dubbi sulle cause dell’incidente. Una disattenzione costata la vita a Giuseppe Leanza, 45 anni, Salvatore Cristaudo 48 anni e Silvestro Cerro 57 anni. Tutti della provincia di Messina, di San Teodoro il primo, di Cesarò gli altri due. Un quarto operaio Antonio Spadaro di 36 anni è stato ricoverato in gravi condizioni all’ospedale Cannizzaro di Catania. Illeso, per miracolo, Calogero Virzì, 48 anni, un quinto operaio medicato al Muscatello di Augusta per qualche contusione e uno stato di shock. I cinque operai della ditta messinese Covir stavano eseguendo dei lavori per conto dell’Anas sulla corsia di emergenza dell’autostrada A18, in direzione Siracusa, poco prima della galleria Serena, tra gli svincoli di Lentini e Augusta. Secondo i primi accertamenti il cantiere era ben visibile e gli operai avevano adottato tutte le norme di sicurezza. Dalla ricostruzione del comandante della Polizia stradale di Siracusa, Antonino Capodicasa, il Tir condotto da un autotrasportatore di 55 anni originario di Chiaramonte Gulfi, nel Ragusano, ha invaso la corsia di emergenza dove erano al lavoro gli operai. Uno dopo l’altro li ha travolti, arrestando la sua corsa dopo un centinaio di metri contro un mezzo che era in uso agli operai. Il tratto autostradale è stato immediatamente chiuso e sono scattati i soccorsi. Mentre l’elicottero ha prelevato l’operaio ferito, la Polstrada ha avviato tutti i rilievi. Nel corpo dell’autotrasportatore, indagato con l’ipotesi di accusa di omicidio colposo plurimo, il tasso alcolemico è risultato pari a zero, non c’era alcuna traccia di sostanze stupefacenti e lo stesso camionista avrebbe ammesso di aver perso il controllo del suo Tir semiarticolato. Nelle ore successive sono arrivati i congiunti delle tre vittime del tragico incidente. Appena appresa la notizia della tragedia sull’autostrada Catania-Siracusa, il presidente dell’Anas, Pietro Ciucci, addolorato, ha espresso parole di cordoglio alle famiglie degli operai e ha immediatamente nominato una commissione d’inchiesta per verificare la dinamica dell’incidente.

Massimo Leotta Fonte “La Sicilia” del 14-10-2014

SALVO PERCHE’ ERO A BORDO DEL CAMIONCINO

Augusta. I familiari dei tre operai travolti e uccisi dal Tir si sono ritrovati in tarda serata a piangere i loro cari nella camera mortuaria dell’ospedale Muscatello di Augusta, dove sono state trasferite le salme. C’era anche Calogero Virzì sopravvissuto alla tragedia, ma ancora in evidente stato di shock. Si trovava a bordo del camioncino in uso agli operai quando è avvenuto l’incidente e questa coincidenza ha evitato che venisse anche lui travolto e schiacciato dal mezzo pesante “impazzito”. Dopo averne accertato le buone condizioni di salute i sanitari del pronto soccorso lo hanno lasciato andare, ma lui, poco dopo è tornato all’obitorio, dove è rimasto insieme ai congiunti dei suoi colleghi deceduti, disperato per aver perso Giuseppe, Salvo e Silvio. Ovvero, Giuseppe Leanza, di 45 anni, di San Teodoro, e Salvatore Cristaudo, di 48 anni, e Silvestro “Silvio” Cerro, di 57, entrambi di Cesarò. Facevano tutti parte di una comunità di poche anime arroccata sui Nebrodi, Cesarò e San Teodoro sono due paesi a un chilometro di distanza tra loro. Salvatore Cristaudo era anche il cognato di Calogero. Al fianco del sopravvissuto il padre, anche lui provato dal dolore. La prima a giungere al Muscatello è stata Agatina Cerro, residente a Lentini, sorella di Silvestro, detto Silvio, e lì ha atteso, fortemente stravolta dalla tragedia, l’arrivo della cognata e dei nipoti. «Non riesco ancora a crederci – ha detto – mio fratello è morto e ha lasciato moglie, tre figli e i nipotini». «Non si può morire lavorando» gridava il figlio di Silvio, sgomento perché suo padre non c’è più. Poco dopo sono arrivati gli altri, parenti e amici ancora increduli per la disgrazia che li ha coinvolti. Tra i presenti anche responsabili dell’Anas che hanno preferito non rilasciare alcuna dichiarazione in merito all’accaduto.
Agnese Siliato Fonte “La Sicilia” del 14-10-2014

A CESARO’ DOLORE PER TRE FAMIGLIE DISTRUTTE

Cesarò. Incredulità prima e costernazione subito dopo. Questi i sentimenti degli abitanti dei due piccoli centri dei Nebrodi, Cesarò e San Teodoro, rimasti attoniti alla tremenda notizia che prima dell’imbruinire si è diffusa nei due paesi. Tre lavoratori, due di Cesarò, Salvatore Cristaudo di 48 anni e Silvestro Cerro 57 anni, e Giuseppe Leanza, di San Teodoro, 45 anni sono morti sotto le ruote di un tir impazzito sfuggito al controllo del proprio autista, mentre Antonino Spadaro 36 anni si trova ricoverato all’ospedale Cannizzaro di Catania dove è stato portato con l’elisoccorso. Calogero Virzì, 48 anni, cognato di Cristaudo che assistito alla scena è invece ricoverato in stato di shock all’ospedale di Augusta. «Non ho parole per commentare questa gravissima notizia – ha detto il sindaco di Cesarò, Salvatore Calì visibilmente commosso e con il cuore pieno di dolore – Erano tutti bravi e instancabili lavoratori, attaccati alle loro famiglie e sempre ligi al dovere. Mi sento veramente impotente di fronte a questo gravissimo lutto che ha colpito la popolazione da me amministrata. Un vuoto profondo che difficilmente potrà trovare conforto». Salvatore Cristaudo, nativo di Riposto, lascia la moglie Giusy Virzì, sorella di Calogero Virzì e due figli. Ha sempre lavorato nell’impresa familiare con il cognato e il suocero abitava in via Nazionale. Nella stessa via Nazionale e nello stesso palazzo, abita pure Antonio Spadaro che è sposato e padre di due figli. Mentre Silvestro Cerro che lascia la moglie e tre figli abitava in via Pozzetto, nella parte nord dell’abitato. Anche Giuseppe Leanza lascia la moglie e due figli. Lavoravano tutti per conto dell’impresa Covir (Costruzioni Virzì) di Cesarò che fa capo appunto a Calogero Virzì e alla propria famiglia, che stava eseguendo per conto dell’Anas, da cui aveva avuto l’appalto, degli interventi di manutenzione proprio sull’autostrada in territorio di Lentini dove si è consumata la tragedia. Un appalto che, si è rivelato fatale. Come ogni mattina i cinque si recavano al lavoro, facendo levatacce e percorrendo tanti chilometri per portare a casa un pezzo di pane ma questa volta per tre di loro, non c’è stato ritorno. Un tragico destino dovuto alla disattenzione di un camionista li ha strappati alla vita. Secondo notizie provenienti dalle famiglie, in tarda serata, sembra che Spadaro, abbia dato segni di miglioramento mentre Virzì, che ha perso il cognato, Cristaudo, e ha ancora negli occhi le terrificanti e strazianti immagini della tragedia, si è ripreso dallo shock ed ha parlato con i famigliari.
Giuseppe Leanza Fonte “La Sicilia” del 14-10-2014