RANDAZZO: TANICA DI BENZINA PER L’IMPRENDITORE ANTIRACKET

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Quarto “avviso” in 4 giorni per l’imprenditore anti-pizzo. Randazzo. Quarto avvertimento in 4 giorni nei confronti dell’imprenditore catanese Andrea Vecchio, 67 anni, presidente dell’Associazione costruttori edili provinciale, che ha sempre sbattuto in faccia la porta ai mafiosi rifiutandosi di pagare il pizzo, ma che adesso è costretto a difendersi da una controffensiva delle cosche quasi senza precedenti. La criminalità organizzata, infatti, dopo aver posto in essere 3 attentati incendiari in due suoi cantieri catanesi, ha spinto l’azione malavitosa fino a Randazzo, dove la società del coraggioso imprenditore sta realizzando gli scavi per realizzare le fogne bianche dell’area industriale Arena-Pignatuni. Ieri mattina gli operai del cantiere hanno trovato un bidone pieno a metà di benzina posto sui cingoli di un grosso escavatore che, durante la notte, viene lasciato in sosta nei pressi del cantiere. Un messaggio chiaro, un avvertimento tipico del racket delle estorsioni che mostra testardaggine e prepotenza anche di fronte alle denunce di Vecchio e all’interesse delle Istituzioni verso questo caso, che rischia di diventare simbolo nella guerra contro il pizzo siciliano senza limiti. L’escavatore si trovava in campagna in contrada Torrazze, lungo la buia ed isolata strada che proviene dal quartiere Giunta, strada che i Carabinieri hanno perlustrato e fotografato quasi metro per metro, alla ricerca di tutti gli indizi possibili. La tanica è stata sequestrata e inviata al RIS per individuare eventuali impronte digitali. Per il resto i carabinieri tengono le bocche cucite. L’aria che ieri pomeriggio si respirava all’interno della Compagnia carabinieri di Randazzo sembrava surreale, con ufficiali e carabinieri tutti concentrati sul lavoro. Non è trapelata nessuna indiscrezione: l’unica notizia che siamo riusciti ad intuire è che questa mattina avrebbe telefonato il Ministro dell’Interno, Amato, per avere notizie su quanto sta accadendo a Catania e provincia. Nel frattempo, nel cantiere di contrada Torrazze il lavoro è ripreso. Sette ieri gli operai impegnati nelle escavazioni. “Noi personalmente non abbiamo paura – afferma uno dei capi squadra -. Nessuno si è mai presentato sul posto di lavoro a chiedere o minacciare. Siamo preoccupati, invece, per la vita del nostro datore di lavoro e per le sorti dell’azienda. Qui a Randazzo siamo in pochi, ma questa azienda dà da vivere a 250 padri di famiglia, che temono da un minuto all’altro che Andrea Vecchio decida di lasciare tutto”. Poi chiedono di tornare a quel lavoro cui giustamente tengono tanto, nella speranza di poterlo finire senza il fiato sul collo del racket.

Gaetano Guidotto, LA SICILIA del 01-09-2007