RANDAZZO: ORDIGNO BELLICO, TANTA PAURA PER NULLA IL “PROIETTILE” SENZA CARICA ESPLOSIVA – LE FOTO

Cessato allarme a Randazzo, dopo il ritrovamento di un ordigno bellico risalente alla seconda guerra mondiale, durante dei lavori sulla tratta ferroviaria Randazzo – Maletto. Ieri mattina, come predisposto dalla Prefettura di Catania, gli artificieri del Genio Guastatori di Palermo, si sono recati sul posto per effettuare un sopralluogo.  Accompagnati dai carabinieri della locale Stazione e dal comandante Salvatore Lentini, hanno riscontrato l’assenza della carica esplosiva dell’ordigno, e hanno proceduto alla rimozione. L’ordigno, presumibilmente un pezzo di artiglieria tedesca da 88 mm, era stato trovato conficcato in mezzo a delle radici di un albero, durante la sistemazione di alcuni muretti adiacenti la ferrovia circumetnea. Solo l’occhio esperto degli artificieri poteva capire quale fosse l’entità e l’eventuale pericolo rappresentato dall’ordigno. L’area interessata è stata immediatamente transennata, e anche il transito dei treni è stato interrotto per precauzione. Oltre a ciò, anche delle abitazioni adiacenti la via IV Novembre si trovavano vicine all’ordigno, tanto che la Polizia Municipale, coordinata dal Comandante Gaetano Cullurà, era pronta a mettere in atto, di concerto col sindaco Michele Mangione, un piano di protezione civile per l’eventuale evacuazioni delle abitazioni vicine. Ma fortunatamente tutto ciò non è stato necessario. L’ordigno è stato rimosso senza grossi problemi, e la tratta ferroviaria liberata. Ieri stesso, nella tarda mattinata, i treni della Fce, hanno ripreso le normali corse giungendo e partendo da Randazzo. Fino ad allora, il tratto da Bronte a Randazzo, passando anche per Maletto, è stato coperto con un servizio sostitutivo effettuato con i pullman della società. Non è la prima volta che in zona vengono ritrovati ordigni del genere, la zona è stata pesantemente bombardata nel 1943. Qualora si trovino dei residuati bellici è obbligatorio avvisare immediatamente le forse dell’ordine. LUIGI SAITTA Fonte “La Sicilia” del 05-04-2017