RANDAGI, LA GESTIONE DEL SERVIZIO COSTA TANTO E SPETTA AI COMUNI

E’ un costo enorme, per i Comuni, la gestione dei cani randagi. A regolare il tutto è la legge 281/91, che affida a Regioni e Comuni la gestione del servizio. Tale legge, proponeva la creazioni di canili comunali, che ad oggi esistono solo in pochissimi Comuni, con il servizio che viene affidato a privati con costi spesso salati. I Comuni, tramite la polizia municipale, hanno il compito di controllo dei cani, della loro eventuale cattura se randagi, e il mantenimento in una idonea struttura finchè vivono. La stessa legge, infatti, vieta espressamente la soppressione dei cani randagi se non gravemente malati o incurabili. Così, ogni Comune, si ritrova a pagare delle somme notevoli per mantenere i cani catturati. Ad esempio, il piccolo comune di Maletto, paga 3 euro al giorno per ogni cane ricoverato. Con costi che passano i diecimila euro annui. A Bronte, con il servizio a carico di una ditta con il canile in provincia di Crotone, la diaria giornaliera costa 4 euro a cane, con un costo annuo di oltre 300mila euro. Le cifre in questione, diventano milionarie quando si parla di Catania.

Dove, oltre ai normali randagi, spesso si aggiungono anche i cani ritrovati dalla polizia nei loro controlli in vari quartieri. Cani usati anche per i combattimenti, e che vengono portati nei canili con i costi a carico del Comune. Nell’albo pretorio del Comune, controllando, si trovano pagamenti di oltre 250mila euro per due mesi, che diventano spese per oltre 2 milioni di euro annui. Un vero salasso per i Comuni, che porta a non intervenire se non in casi gravi. LUIGI SAITTA Fonte “La Sicilia” del 25-05-2021