MALETTO: NEL CAMPO DI FRAGOLE IL SOGNO DI PAPA’

Un giovanissimo oggi quasi 23enne che aveva progetti diversi per la sua vita e sognava una carriera nell’ambito dello sport o continuando a giocare a calcio («fino a poco tempo fa lo facevo e oggi sponsorizzo la squadra Asd New Randazzo») o iscrivendosi all’università in Scienze motorie. Oppure che magari sognava di realizzarsi mettendo a frutto il proprio diploma di elettrotecnico. Ma nel momento in cui stava per decidere e lanciarsi nell’avventura della vita, il papà Luigi è venuto a mancare, vittima di un incidente: e, nell’arco di poco più di una settimana, Valentino Cairone di Maletto ha dato una sterzata alla propria vita, per realizzare il sogno del papà di avviare un’attività agricola. E da Maletto, non poteva che dedicarsi alle fragole, specialità della zona. «Mio papà Luigi – spiega Valentino Cairone – proviene da una famiglia di allevatori. Lavorava nella Forestale ma entro un paio di anni sarebbe andato in pensione e, nell’ultimo periodo della sua vita, voleva avviare un’attività in campo agricolo, di cui era appassionato, per creare un futuro anche a noi figli». Il destino amaro ha però deciso diversamente: «Mentre lui ed io stavamo lavorando nei terreni di famiglia in campagna, abbiamo avuto un incidente. Un albero ci è caduto addosso e lui è morto». Un trauma nel 2018 per il giovanissimo Valentino che, nell’arco di 9 giorni, ha avviato l’attività agricola che il papà tanto desiderava: «Il 13 papà è morto e il 22 io avevo già la partita Iva. Ho fatto tutto di fretta perché volevo dare un senso a ciò che lui stava creando e voleva realizzare. In un certo senso, papà ha perso la vita per creare un futuro per noi, quindi ormai non potevo “deluderlo”, ma soprattutto non potevo accantonare questa sua idea».

Valentino Cairone ha iniziato immediatamente a coltivare le fragole – nello stesso terreno dove il papà aveva perso la vita – nella propria neonata azienda agricola denominata, in accordo con i fratelli, significativamente “La terra di papà”. Il giovane coltiva a rotazione i propri prodotti su circa 4 ettari di terreno (alcuni propri, alcuni in affitto dai familiari e altri ancora da «carissimi amici»), lavorando la terra in prima persona, con l’aiuto di 3-4 operai. Fragole coltivate in piena terra «nella terra nera dell’Etna, quella chiamata “terra morta”, che dà un sapore alla fragola diverso da qualsiasi altro luogo, conferendole la dolcezza tipica di queste zone». Una scelta obbligata, in un certo senso, «a causa dei divieti del Parco dell’Etna che vieta di realizzare grandi serre fuori suolo, il che consentirebbe la crescita delle fragole in idroponico», ma che Valentino Cairone ha trasformato in un vantaggio «perché il frutto viene più dolce e ha un sapore particolare. Certo, c’è da dire che a 1.200 metri in pieno campo si ha un tempo di raccolta più breve». Una scommessa, anzi, una promessa che si rinnova giorno per giorno, ma che oggi consente a Valentino Cairone di guardare con maggiore serenità al futuro: «Ho avviato tutto dal nulla e ho dovuto costruire l’impresa passo dopo passo, ma ho ormai affrontato la maggior parte delle spese che diminuiscono sempre più ogni anno che passa. Oggi fondamentalmente ho le spese di produzione e di acquisto delle piantine nuove che devo innestare, mentre il materiale è già stato abbastanza ammortizzato in questi due anni. Con questo lavoro riesco a vivere, non mi lamento, anche perché faccio una cosa che a me piace». Certo, prima o poi il problema delle serre dovrà essere risolto: «La tecnologia ogni anno va avanti e quindi arriverà il momento in cui anch’io dovrò fare queste cose per avere un’azienda più moderna, anche perché il mio obiettivo non è arrivare ad avere 300mila-400mila piante, ma gestire sempre un’azienda in ambito familiare, tipo una “bomboniera” con trentamila piante, come è oggi, e con cui produco per 7-8 mesi pieni una media di mille chili a settimana. Voglio dedicarmi, insomma, più alla qualità che alla quantità». Magari con un occhio alla trasformazione, realizzando direttamente, come già oggi fa ma appoggiandosi a un laboratorio esterno, la marmellata e un liquore di fragole: ed è questo il progetto dei prossimi anni, assieme alla coltivazione invernale di ortaggi.

Una storia particolare, che ha attirato l’attenzione del Parlamento della legalità internazionale, da cui Valentino Cairone è stato premiato nel dicembre scorso a Monreale perché «nel ricordo della solarità del papà possa continuare ad operare a favore di una cultura di riscatto e di sviluppo portando avanti l’orgoglio che un padre ha per il proprio figlio». Nessun rimpianto, nonostante i progetti cambiati in corsa, per il giovane coltivatore di Maletto, perché «sto facendo quello che voleva fare mio padre. L’unico rimpianto è non avere potuto lavorare con lui. Ma il mio obiettivo è portare in alto il nome della mia azienda, che è appunto “La terra di papà”, in maniera semplice, senza allargarmi troppo. Perché ciò che più importa, secondo me, sono la salute e i veri valori della vita». Né ritiene di avere dovuto affrontare difficoltà enormi per realizzare il sogno del papà divenuto il suo: «Certo, all’inizio, essendo solo, ci sono stati anche momenti di sconforto, però alla fine lavoro tutti i giorni, non mi lamento perché non è giusto e sono due anni che porto avanti questa attività con onore e, soprattutto, con orgoglio». Le soddisfazioni, invece, sono germogliate abbondanti: «Vedere pian piano nascere questa azienda, crescere le prime piantine e poi il fatto che le persone cercano il tuo prodotto perché evidentemente stai lavorando bene… La particolarità del terreno dà questa dolcezza particolare alle fragole, tanto è vero che le vere fragole e fragoline sono dette di bosco appunto perché chi le doveva piantare andava a prenderle direttamente ai piedi dell’Etna».

Non per questo è stato un percorso facile, tuttavia, quello di Valentino Cairone: «Secondo me, in Sicilia non abbiamo un sistema che ci permette di valorizzare il nostro territorio. Se ad esempio io voglio investire, voglio creare delle strutture o un laboratorio e prima che inizi tu burocrazia già mi blocchi, allora viene spontaneo chiedersi: perché lo faccio qua?». E se l’agricoltura, per Valentino Cairone, «è oggi l’unico settore dove si lavora» e che quindi offre opportunità ai giovani, contrariamente alle statistiche che dicono che molti ragazzi si riavvicinano ai campi, «io in realtà non vedo tutta questa affluenza di giovani per andare a lavorare la terra. Il lavoro nei campi non manca mai, però vedo poca volontà, se vogliamo metterla in questo senso». Umiltà e impegno: questi per Valentino Cairone gli ingredienti del successo: «Quando ho iniziato questa attività, sono partito con l’idea che prima di tutto devo lavorare io e poi i dipendenti. Quindi, la mattina sono il primo che arriva e la sera l’ultimo che se ne va. Secondo me solo così uno può “arrivare” a certi obiettivi. Perché anche se io sono il principale, mi reputo un semplice dipendente quando sono al lavoro». Una passione trasfusa di padre in figlio, «anche se dentro di me già c’era evidentemente. Ma volevo realizzare qualcosa da gestire io». E ai suoi coetanei, il giovane Valentino consiglia di «inseguire sempre i propri sogni: soprattutto se ci sono possibilità di investire, non fatevi scoraggiare da tutti quelli che vi dicono che non ce la farete o che non ne vale la pena. Quando volevo avviare questa attività, il 90% dei miei amici e anche dei familiari remava contro, invece io ho lottato e continuerò a lottare perché ciò che faccio a me piace, è ormai una mia passione. E poi penso che il primo grande successo è imparare a sbagliare, perché è solo attraverso gli errori che si commettono che si può migliorare. E questo è ciò che bene o male ho sempre fatto io». Consigli da esperienza vissuta, dunque, suggeriti magari da un papà che ha saputo insegnare ai figli i valori autentici della vita. Maria Ausilia Boemi Fonte “La Sicilia” del 03-02-2020;