LO SCEMPIO DELL’ETNA: TRA LAVA, BOSCHI E RIFUGI VANDALIZZATI – LE FOTO

2016watermarked-img_5087“Etna – Patrimonio mondiale Unesco” – è la scritta che si trova sulla pista alto montana, nel tratto tra il Rifugio Saletti, e il Rifugio di monte Santa Maria, a circa 1500 metri di altezza, in territorio di Randazzo, tra bellissimi e rigogliosi boschi in cui pini e faggi, si alternano a rovere e lecci e colate laviche. Dei paesaggi mozzafiato, che, come segnalato dovrebbero essere un patrimonio del mondo, Ma nella realtà non è affatto così, spesso chi frequenta questi luoghi non apprezza ciò che turisti dalla Germania, dall’Olanda o dal Belgio, vengono ad ammirare anche camminando due – tre giorni in mezzo ai boschi e dormendo in tenda o nei rifugi che costeggiano la pista. Un viaggio particolare, tra le sciare che in estate diventano cocenti e boschi che in inverno riparano dal freddo pungente. In cui spesso, i rifugi forestali sono l’unico posto dove trovare un degno riparo, dal freddo, dalla neve, ma anche dai lampi e tuoni degli improvvisi temporali che a queste altezze sono pericolosi. Molti di questi rifugi sono sempre aperti, si trova legna asciutta, acqua nelle cisterne o nei pozzi adiacenti, e specie in caso di tormente di neve o pioggia, sono l’unico posto in cui ripararsi. Ma non tutti la pensano così, negli anni, sono stati spesso vandalizzati, imbrattati, con porte e finestre rotte, e anche oggi, la situazione, non è molto migliorata. Un giro tra i rifugi alto montani, mette in evidenza molti aspetti, negativi e positivi. I rifugi sono aperti a tutti, la loro fruizione è gratuita, e spesso vengono puliti e sistemati dagli operai dell’azienda foreste di Catania. Alcuni ristrutturati da poco, come il rifugio Saletti, Ma in alcuni casi, come visto a Poggio La Caccia, alla Casermetta Nave nell’unica stanza aperta al pubblico, a Monte Maletto e a Monte Scavo, la gente non trova di meglio che scrivere sui muri, intagliare i tavoli, o rompere panche e sgabelli per accendere il fuoco, oppure lasciare i rifiuti accanto ai rifugi. Comportamenti da censurare assolutamente, che non si addicono a chi fruisce un ambiente incontaminato, unico in Europa, grazie ad un vulcano sempre attivo che attira turisti da tutto il mondo. Ma che a breve potrebbe portare ad una svolta. “Noi abbiamo cercato di diffondere la cultura del territorio – ci dice il dottor Antonio De Marco, Dirigente dell’ Azienda forestale di Catania – purtroppo nei rifugi ci sono atti di vandalismo così come avviene nelle scuole e nei beni pubblici. Se qualcuno invece di lasciare rifiuti, o dare un calcio ad una porta, rispettasse i beni che sono di tutti la situazione migliorerebbe. Potessi mettere una guardia ad ogni metro quadro io lo farei, ma purtroppo ciò non è possibile. Noi cerchiamo di tenere tutto nel modo migliore, garantendo servizi e fruizione a tutti. Per il futuro, non escludo, – continua – di mettere a bando la fruizione dei rifugi, per dare ai privati la gestione del grande patrimonio immobiliare che abbiamo nel demanio. Se questo progetto andasse in porto, oltre a dare lustro un patrimonio regionale immenso, che deve essere salvaguardato, sarebbe una grande opportunità per tanti imprenditori, certamente nel rispetto dei regolamenti e di uno sviluppo sostenibile per il tipo di ambiente in cui ci troviamo, unico nel suo genere”. Anche il presidente del Parco dell’Etna, Marisa Mazzaglia , è dello stesso parere: “La fruizione e la sistemazione dei rifugi sono di competenza dell’Azienda forestale, che è il legittimo proprietario, cercheremo, insieme con l’Azienda di trovare la migliore soluzione per la fruizione e la manutenzione dei rifugi, noi stiamo lavorando per dare in gestione i rifugi e i punti base per le escursioni che ha in gestione il nostro Ente”. Una situazione che negli anni è peggiorata sicuramente. Molti anni fa, quando i rifugi furono costruiti, erano frequentati da pochi appassionati che spesso, lasciavano nelle dispense pasta, scatolame, caffè e the, viveri che spesso davano conforto agli escursionisti. Oggi si trovano bottiglie vuote, rifiuti, che nel recente passato sono stati buttati anche nelle cisterne d’acqua che spesso si trovano accanto ai rifugi. Pochi i controlli, grazie allo smantellamento del Corpo Forestale che in passato pattugliava regolarmente le zone alto montane, in inverno è difficile raggiungere alcuni di questi luoghi a causa della neve alta, che impedisce agli operai di salire in quota. Dei posti bellissimi, sicuramente da cartolina, che da alcuni, per fortuna in pochi, non vengono apprezzati.  L’Etna, patrimonio dell’umanità, è anche Nostra, ed è nostro dovere salvaguardare tutto ciò che la circonda. LUIGI SAITTA Fonte “La Sicilia” del 04-11-2016