«LA FRUTTA SECCA “MADE IN SICILY” PUO’ RILANCIARE L’INTERO SETTORE»

La rivincita della frutta in guscio “Made in Sicily”. Dopo decenni di crisi e abbandono, dove a farla da padrone è stata la frutta in guscio proveniente dagli altri continenti (California in testa), ora il consumatore sembra aver capito quanto buona e salutare sia tutta la frutta secca in guscio siciliana. Lo rivelano i dati in possesso dei produttori e lo conferma anche Corrado Bellia, vicecoordinatore dell’appena fondato “Coordinamento regionale della frutta in guscio siciliana”. Costituitosi nel febbraio scorso, il coordinamento ha l’obiettivo di supportare la rinascita di un comparto che finalmente sembra aver ottenuto così tanta giustizia da far ipotizzare uno sviluppo in tutto il territorio siciliano, compreso, ovviamente, quello catanese. I produttori agricoli sono allerta, vigili sulla possibilità di riconvertire terreni oggi abbandonati in coltivazioni della più adatta frutta in guscio. «Negli ultimi 10 anni – afferma Corrado Bellia – il consumo di frutta secca in guscio in Italia è raddoppiato. Oggi si assesta a circa 3 kg pro capite. E noi siciliani un tempo eravamo grandi produttori di frutta in guscio. Negli anni ‘50, infatti, l’Italia era la prima produttrice al mondo di mandorle e solo in Sicilia la superfice coltivata era di 250mila ettari di mandorleti. Poi arrivo la mandorla californiana e fu crisi. Pensate che nel 2010 in Sicilia 21mila ettari erano dediti alla frutta secca.

Meno del 10% di un tempo. Oggi però i presupposti per la riscossa ci sono tutti. Il consumatore è più informato e si rende conto che la frutta in guscio siciliana è più salubre e priva di quelle aflatossine che, invece, sono presenti nei prodotti che arrivano dagli altri continenti. E siccome oggi il consumatore è più consapevole, sceglie noi». E un tempo intere distese del versante nord dell’Etna erano dediti a frutta secca. Si pensi ai mandorleti di contrada Placa a Bronte, ai noccioleti dei vicinissimi Nebrodi. A Randazzo addirittura una contrada dell’Etna si chiama “Roccamandorla”. In tanti un tempo avevano un mandorleto. La frutta in guscio rivitalizzata, insomma, potrebbe creare valore ed economia in quelle terre dove non si produce nè vino, nè olio. «Se finalmente anche per la frutta in guscio attira il brand Sicilia, figuriamoci quello Etna – afferma il prof. Biagio Fallico, docente nella Facoltà di Agraria dell’Università di Catania – un esempio è Bronte, in contrada Placa, un tempo dedita alla coltivazione di mandorle. Poi a causa della meccanizzazione in agricoltura e della crisi della frutta secca si preferì passare alla coltivazione dei seminativi e questo fu una delle cause del degrado e dell’impoverimento del territorio. Ma se si tornasse a coltivare frutta secca il territorio ne trarrebbe vantaggio. Certo – conclude – la mandorla per esempio soffre le gelate tardive, ma nulla toglie che si possano individuare varietà nuove o antiche che si adattino al nostro clima».

E guarda caso il “Coordinamento regionale della frutta in guscio siciliana” pensa proprio a questo. «Da oltre 30 anni – afferma il dott. Ignazio Vassallo, responsabile regionale del Coordinamento – l’Università e i centri di ricerca ci hanno abbandonato. Nessuno in questi anni si è impegnato a studiare e migliorare nuove varietà. Mentre la Spagna produce in continuazione nuove cultivar che hanno una maggiore resa, resistono alle malattie e sono tardive nella fioritura. Urge quindi che l’Università e la ricerca ci affianchino per identificare varietà tutte nostre». Ma il coordinamento ha anche altri obiettivi: «Certo- continua il dott. Vassallo – abbiamo intenzione di proporre una Ocm (Organizzazione comune di mercato) della frutta secca da inserire nel prossimo Psr, per ottenere degli aiuti per impiantare nocciole, mandorle e pistacchi e ottenere l’obbligo della tracciabilità della frutta secca che consumiamo, a garanzia del consumatore». Gaetano Guidotto Fonte “La Sicilia” del 28-04-2019

VALORIZZARE “Coordinamento della frutta in guscio”: è nato con l’obiettivo di valorizzare il settore in Sicilia. A rappresentare il settore del pistacchio sono Enrico Cimbali, Calogero Frenda e Marcello Di Franco. Il settore del nocciolo è rappresentato da Felice Genovese e il carrubbo da Massimiliano Brugaletta. Per il settore vivaistico Francesco Matraxia e Bruno Marino e infine per la mandorla Antonio Scacco, Calogero Bongiovì, Salvatore Bongiovanni, Ignazio Vassallo e Francesco Bruscato. Coordinatore regionale il dott. Ignazio Vassallo, collaborato da Corrado Bellia.
Gaetano Guidotto Fonte “La Sicilia” del 28-04-2019