IL “PIZZO” SUL VINO DELL’ETNA: CINQUE CONDANNE

Cinque condanne e un’assoluzione. La III sezione penale della Corte d’Appello di Catania, presieduta da Carmen La Rosa, non fa sconti eccessivi – eccezion fatta per Antonino Tizzone, assolto – agli imputati del processo seguito al blitz “Santabarbara”, fatto scattare nell’aprile del 2015, dai carabinieri della compagnia di Randazzo, contro gli “eredi” del boss Paolo Brunetto. Nel processo d’appello, infatti, sono state appena limate le condanne inflitte in primo grado dal giudice Giovanni Cariolo. La più pesante resta quella di Vincenzo Lomonaco, uno dei vertici del gruppo, che dovrà scontare 18 anni e 8 mesi di reclusione (20 la condanna in primo grado), 12 anni sono stati inflitti, invece, a Davide Seminara (14 anni, 4 mesi e 20 giorni in primo grado), 9 anni a Giuseppe Lombardo Pontillo (12), 8 anni e 4 mesi a Giuseppe Pagano (10 anni e 4 mesi), 7 anni e 8 mesi ad Alessandro Lomonaco (11 anni e 4 mesi). Assolto, come detto, Antonino Tizzone, difeso dall’avvocato Domenico Mandalari, del Foro di Milano, condannato in primo grado per il reato di associazione mafiosa alla pena di 4 anni e 8 mesi di reclusione. L’operazione “Santabarbara” alzò il velo su una serie di estorsioni eseguite o semplicemente tentate ai danni delle aziende del settore vitivinicolo che operano a Castiglione di Sicilia e nelle zone vicine, nonché ai danni del titolare di un supermercato “Despar” e al responsabile di un cantiere edile. In sede di conferenza stampa furono fatti i nomi delle aziende Planeta, Tornatore, Mannino, Vagliasindi, Valenti. Queste furono “avvicinate” alla solita maniera: danneggiamenti, interi filari tagliati, furti e bottiglie incendiarie lasciate davanti ai cancelli delle aziende…. Tutto quello che serviva per convincere la vittima designata a «cercarsi n’amicu ‘ppi subitu» e a «mettersi a posto». Ovviamente secondo le possibilità economiche di ciascuno dei produttori. Ai vertici del gruppo ci sarebbero stati Pietro Oliveri e Vincenzo Lomonaco, che in qualche caso sarebbero riusciti a a imporre alle vittime anche un servizio di “guardiania”. Nel corso delle indagini sarebbe emerso anche un consistente traffico di sostanze stupefacenti, con spaccio al dettaglio affidato ai pusher del gruppo nelle zone di Giarre, Castiglione di Sicilia e centri limitrofi. Perché di solo “pizzo”, si disse allora, a volte non è facile campare…. C.M. Fonte “La Sicilia” del 22-12-2018