BRONTE: RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO UNA LETTERA DI PADRE ALFIO DAQUINO, SULL’IPAB CALANNA

La nostra amata terra brontese – al di là di ciò che affermano illustri personaggi che si presentano con uno spiccato interesse sociale e civile – è stata fucina di numerose vocazioni sacerdotali e religiose, per uomini e donne che, spinti da un amore profondo e viscerale per la propria terra, hanno desiderato occasioni di crescita per i figli di questa comunità, spendendosi totalmente per gli altri. Il 31 ottobre del 1823, spinti da quest’amore fattivo, un folto gruppo di brontesi, capitanati dal sac. Pietro Calanna, dava origine ad un Istituto Scolastico: le scuole professionali femminili. Attraverso un atto di donazione di beni mobili e immobili, in once, in grano e in terreni, ci si affidava al sac. Calanna per il mantenimento delle fanciulle bisognose di istruzione scolastica e di apprendistato per imparare un mestiere. Difatti, la nostra cittadina può essere veramente orgogliosa, non solo per il suo rinomato collegio maschile, conosciuto in tutta la Sicilia, ma anche per le scuole professionali femminili. Successivamente un altro sacerdote, Giovanni Artale, assegnò un’altra parte di terreno del fondo Boscia, per sostenere le scuole che senza questi fondi non avrebbero potuto svolgere la loro attività. Il bene che s’intende fare, ha bisogno di concretezza: non solo parole ma fatti. Appurato come sostenere economicamente queste scuole, nel 1835, in modo ufficiale, il sac. Pietro Calanna creò all’”OPERA PIA SCUOLE PUBBLICHE PER LE DONZELLE Dl BRONTE “. Scopo principale del Fondatore era: «Le qui aperte Scuole Pubbliche per le donzelle non sono e non devono essere altro che, come altrettante case di civile e cristiana educazione, quindi scopo esclusivamente educativo religioso formativo alla Missione in famiglia(…) Per raggiungere questi obiettivi le scuole sono affidate alla responsabilità di un prete che fa parte della congregazione degli ecclesiastici » Tale “Scuole Pubbliche” non hanno mai avuto carattere assistenziale e come tali nessun rapporto con gli organi statali non essendo soggetto a vigilanza alcuna in base alla legge del 17/7/1890 N. 6972. Di conseguenza, non sono state mai finanziate dallo Stato, ma ogni attività è stata finanziata, con i fondi ricavati dall’asse ereditario. Per tale motivi, e per altri che all’occasione potranno essere documentati e notificati, l’Opera Pia è del tutto esclusa dalla possibilità di un trasferimento come della legge 382 e in particolare dal Decreto Presidenziale N 616/77.

In considerazione della bontà e delle finalità della Scuola per le fanciulle, il sac. Antonino Zappia nel suo testamento del 15 marzo 1888, pubblicato il 6 giugno 1889, così dispone dei suoi beni: «Voglio e stabilisco mio erede universale il fratello P. D. Antonino, nel secolo chiamato Salvatore […] voglio e stabilisco che tutti i miei beni […] servano dopo la morte del mio erede universale al mantenimento degli orfanelli […] ». Il sac. Antonino Zappia, ex frate, erede universale, da Genova rientra a Bronte, prende possesso come erede universale dei beni del fratello, ma poi vi rinuncia a favore dei fratelli Bernardo, Giovanni e Vincenzo. E qui s’inserisce un particolare che, necessariamente, bisogna rilevare. ll fondo Loco Boscia, sciaroso e con poche piante di pistacchio, era un terreno demaniale che il sac. Antonino Zappia, aveva ottenuto dal Comune di Bronte, con l’obbligo di pagare un canone annuo. Questo canone non fu mai pagato dagli eredi che anzi si rifiutarono di pagare. Il Comune di Bronte, allora, prende possesso del fondo e lo assegna in proprietà alle Scuole Calanna, in seguito alla richiesta del sac. Giovanni Artale, direttore delle suddette scuole. Questo con sentenza di devoluzione dal pretore di Bronte del 22 agosto 1898; sentenza confermata dal Tribunale di Catania il 14 aprile 1899. I fratelli Bernardo, Giovanni e Vincenzo, dopo trent’anni, fecero causa al Comune e alle Scuole Calanna. Causa perduta con sentenza del 12 aprile 1929 e confermata in appello dalla Corte il 23 aprile 1930. Quindi dovrebbe essere evidente per gente istruita, che è andata a scuola, sa leggere e scrivere, ed è capace di comprende ciò che è scritto in un libro o in un documento, che i fondatori, la maggior parte dei quali sono sacerdoti, hanno messo insieme i loro beni, affinché potessero essere mantenute le Scuole sparse nel territorio di Bronte. E a proposito della suddetta “Scuola”, oltre a richiamare ciò che già descritto sopra, i sacerdoti, proprio perché confacente al loro stile di vita che li spinge a lavorare alla luce del sole e senza cercare alcun tornaconto personale, e proprio perché ciò che intendono realizzare si attiene alle leggi dello Stato a cui sottostanno pienamente, nel 1835 chiedono, ottengono e pubblicano un regolamento: «Regolamento delle Regie Pubbliche Scuole delle Donzelle di Bronte, istituite dal Rev.do D. Pietro Calanna e dirette dal Sac. D. Gaetano Rizzo» È un manuale pratico per come far funzionare in maniera efficace la Scuola, incluse le discipline da insegnare. E in quest’ambito s’inserisce la dolorosa questione che in quest’ultimo periodo è rimbalzata alla cronaca, forse spinti dal desiderio di voler confondere ancora di più le idee su quella verità che è davanti agli occhi di tutti, ma che non si riesce a ben interpretare. Al parag. 34 del succitato regolamento si trova scritto: «A poter conseguire il fine preteso e provvedere insieme alla perpetuità dell’Opera, per tutte le scuole vi saranno stabilmente un solo prete direttore o un superiore che tutte le diriga e che ne sarà insieme l’Amministratore e da due preti catechisti (…). La superiore vigilanza cura e ispezione su tutte le scuole, sarà presso gli stessi Visitatori del Collegio Borbonico e del Sig. Sindaco uniti ai detti visitatori sotto la dipendenza della Commissione della Pubblica Istruzione e dei detti visitatori uniti al Sig. Sindaco sarà incombenza principale l’elezione del Direttore da presentarsi alla detta Commissione». Da una prima lettura, è facile dedurre che le Scuole Pubbliche – e solamente le scuole pubbliche e non il patrimonio con cui le scuole pubbliche si sostenevano – fossero gestite da una stretta collaborazione tra l’autorità ecclesiastica e l’autorità civile. Ma da un’istanza della Prefettura (1935), inviata all’Amministrazione Comunale di Bronte, nella quale si chiede da chi fosse in atto amministrato l’Istituto Scolastico Pietro Calanna, non essendo esso compreso fra gli enti di pubblica beneficenza del Comune di Bronte, l’Amministrazione risponde: «la fondazione Calanna è un ente autonomo con finalità didascaliche alle dirette dipendenze dell’Autorità Ecclesiastica Diocesana».

Anche se le Scuole Pubbliche, dopo un periodo di splendore, cominciarono a decadere, fino alla scomparsa, il loro patrimonio terriero è stato sempre valorizzato e custodito. Ogni attività può avere momenti esaltanti e momenti di decadenza; tuttavia è indubbio che tanti sacerdoti abbiano dato il loro contributo in termini di tempo e di impegno concreto, anche di tutta una vita, per continuare l’opera intrapresa dai padri fondatori. Grande zelo hanno mostrato, in particolar modo il sac. Giuseppe Malaponte, il sac. Salvatore Politi e il sac. Biagio Calanna. Rendiamo onore, dunque, a chi nel passato ha fatto tanto per la nostra comunità brontese, facendo nascere e consolidando importanti opere religiose, senza dare peso a chi afferma che nulla è stato fatto o che è stato abbandonato, togliendo così valore all’impegno profuso nel passato e che ancora oggi rappresenta un’opportunità di crescita. Che quanti si considerano cultori della storia locale svolgano la loro ricerca con passione e sincerità, per far emergere la realtà dei fatti, nello spirito della verità. Anche noi, un giorno saremo consegnati al giudizio della storia, e chi verrà dopo di noi, potrà esprimere valutazioni obiettive per aver ripreso e valorizzato quell’ideale di bontà che ha animato i fondatori di opere di carattere sociale e religioso al servizio degli uomini e per la gloria di Dio. Bronte 12 luglio 2019 Sac. Alfio Daquino direttore amministrativo e vicario foraneo