BRONTE: QUANDO UNA TELEFONATA ALLUNGA LA VITA

Quando squilla il “Telefono rosa” non è mai una telefonata qualunque. Le volontarie dell’associazione, fondata dalla giornalista Giuliana Dal Pozzo per aiutare le donne vittime di violenza, sanno che alzando la cornetta dovranno cercare di dare aiuto a chi ormai vede quella telefonata come l’ultima speranza, dopo aver subito violenze e vessazioni. Per questo, oltre a professionalità e competenza, ci mettono generosità e cuore, caratteristiche che non mancano alle volontarie del “Telefono rosa” di Bronte, che essendo l’unica sezione dell’associazione da Napoli in giù è un fondamentale avamposto contro la violenza di genere. Grazie alla tenacia di un nutrito gruppo di caparbie donne, il Telefono Rosa di Bronte, infatti, è in grado di rispondere e dare assistenza giorno e notte a chiunque chieda aiuto, mettendo a disposizione gratuitamente avvocati, psicologi, criminologi, assistenti sociali, medici mediatori culturali e tutte le altre professionalità che il caso impone, senza guardare l’ora, il giorno o il territorio di provenienza della richiesta d’aiuto. Un merito che le istituzioni riconoscono, visto che il sindaco di Bronte, Graziano Calanna, conoscendo il rischio che un’associazione così importante rimanesse senza sede, ha messo subito a disposizione gratuitamente un appartamento dell’ex Pretura. «Riceviamo – dice la presidente del Telefono Rosa di Bronte, dott. Antonella Caltabiano – in media ogni anno qualcosa come 180 richieste di aiuto. I numeri sono 095/7723703, e 389-9146209, dove una nostra volontaria risponde anche la notte. Non dimentichiamo poi il 1522, gestito dal Telefono rosa nazionale che smista le telefonate. Il primo impatto è fondamentale. L’interlocutore deve percepire che di noi si può fidare. La violenza più comune è quella domestica compiuta non solo dal compagno, ma anche dai genitori o dai figli.

Ma c’è altro purtroppo. Su tutti 2 casi: una ragazza che, entrata a far parte di una setta, intendeva suicidarsi digiunando ed un’altra ragazza trascinata con violenza all’interno di una rete di spacciatori. Entrambe le ragazze ora fortunatamente stanno bene e vivono la propria vita». Successi possibili perché le volontarie del Telefono rosa mettono a disposizione fior di professionalità e spesso anche soldi di tasca. Fanno, infatti, rete con i Centri antiviolenza e, non avendo una casa di accoglienza ad indirizzo segreto, è accaduto che hanno pagato l’albergo per la vittima. Di buono però c’è che adesso il Telefono rosa di Bronte ha una sede. Il sindaco Calanna, ha concesso in comodato d’uso gratuito un immobile annesso ai locali dell’ex Pretura. «Per noi e per tutta la Comunità brontese un momento importante – ha aggiunto la dott. Caltabiano – Finalmente dopo anni di attività abbiamo ottenuto una sede dove svolgere il nostro servizio. Un’assegnazione che per noi rappresenta un riconoscimento all’attività che svolgiamo. Sentiamo, infatti, la responsabilità di fare sempre meglio. Tutte le volontarie del Telefono Rosa di Bronte fanno il possibile per combattere ogni forma di violenza o di sopruso soprattutto nei confronti delle donne». «Il Telefono rosa – ci spiega il sindaco Graziano Calanna – è particolarmente conosciuto in tutto il territorio nazionale ed è particolarmente vitale ed apprezzato nella nostra comunità. In un’epoca storica in cui purtroppo sempre più frequentemente sentiamo parlare di violenza sulle donne, la loro missione è per noi motivo di orgoglio. Di conseguenza appena intuito che esisteva il rischio che rimanesse senza sede, abbiamo subito cercato una soluzione».

Presenti alla cerimonia della firma del contratto, il segretario comunale dott. Giuseppe Bartorilla, l’ing. Salvatore Caudullo, il vicesindaco Gaetano Messina, gli assessori Chetti Liuzzo, Cristina Castiglione e Giuseppe Di Mulo ed il consigliere comunale Samanta Longhitano. «La violenza di genere è un problema culturale – conclude il presidente Caltabiano – Per sconfiggerlo ci vuole l’impegno costante di più persone. Si dovrebbe puntare alla rieducazione degli adulti e non è facile. Si prova a sensibilizzare le nuove generazioni, forse il tempo darà ragione».