BRONTE: «PERCHE’ LA CIRCUMETNEA NON E’ RIPARTITA?»

«L’Italia è ripartita, la Fce no». Lo sottolinea l’avv. Giuseppe Gullotta dell’associazione dei consumatori “Aiace” di Bronte. «Quando ripartiranno i treni della Ferrovia Circumetnea? – si domanda Gullotta in una nota – come mai sono ancora fermi? Come mai la stazione è ancora chiusa? Lo chiederò con lettera scritta alla direzione generale. Gli esperti, sostengono (e io condivido in pieno il loro pensiero), che la crisi da coronavirus, in futuro, porterà molti abitanti delle città densamente popolate a spostarsi verso centri urbani più piccoli, a condizione che quest’ultimi siano ben collegati con le grandi città. Di conseguenza, Bronte, in un futuro prossimo, potrebbe beneficiare di questi movimenti di persone e rivivere una nuova stagione di ripopolamento urbano, con importanti benefici per l’economia e la vita sociale. Dobbiamo essere pronti! Lottiamo ora, affinché il servizio di trasporto pubblico offerto dalla Ferrovia Circumetnea diventi sempre più efficiente, moderno e funzionale».

Poi, a noi, Gullotta spiega: «Molti utenti fanno osservare che i treni che viaggiano da e per Catania sono ancora fermi. Obiettivamente, considerato che in tutta Italia i mezzi di trasporto pubblici, compresi i treni, da tempo sono in circolazione, fatte salve le prescrizioni dettate dalle competenti autorità, sarebbe auspicabile che anche la Fce potesse ripartire al più presto. Gli utenti del servizio pubblico di trasporto, mi segnalano inoltre, che a causa della stazione di Bronte chiusa, non è possibile trovare un posto dove acquistare il biglietto per viaggiare sull’autobus. La nostra comunità guarda con molta attenzione al servizio di trasporto pubblico che gestisce la Fce. Soprattutto, al servizio di trasporto su rotaia, che in una logica di futuro sostenibile, è da considerarsi oltre che un comodo mezzo di trasporto per raggiungere i paesi vicini e la grande città di Catania, anche un volano davvero efficace per lo sviluppo del turismo».

Il direttore della Circumetnea, ing. Salvatore Fiore, però rassicura tutti, annunciando non solo che i flussi dei viaggiatori sono sotto controllo, ma che dopo lo stop il servizio della Fce ripartirà con quelle novità necessarie a rendere i collegamenti più efficienti: «Verifichiamo costantemente la domanda che arriva dall’utenza – afferma – e abbiamo prova che ancora, nonostante il lockdowun sia finito, gli utenti preferiscono non servirsi dei mezzi pubblici. Ce ne accorgiamo perché il servizio dei pullman, già attivato da tempo, non registra quell’affluenza tale da consigliarci di riattivare anche quello ferroviario. Il numero dei viaggiatori, infatti, è ancora basso. Verifichiamo però costantemente i flussi dei viaggiatori e saremo pronti, nel momento in cui la domanda dovesse essere soddisfacente, a riattivare anche il servizio ferroviario». «I nostri viaggiatori sappiano – continua l’ing. Fiore – che lo stop derivato dal lockdown è servito a Fce per programmare e realizzare alcuni lavori, per migliorare le condizioni di viaggio. Sono in corso, infatti, lavori di adeguamento dell’armamento ferroviario, che in futuro renderanno il viaggio più confortevole. Tutto nell’ottica di dare vita a settembre a un radicale cambiamento del servizio. E’ nostra intensione, infatti, migliorare i collegamenti fra i Comuni della cintura dell’Etna raggiunti dalla Fce con Catania, integrando il servizio ferroviario con quello dei pullman. I dettagli saranno presto annunciati. Oggi posso dirvi che presto le stazioni saranno riaperte, per consentire agli utenti di ottenere le informazioni e comprare i biglietti». L’ing. Fiore dà la sua versione anche all’ipotesi che la crisi da coronavirus, in futuro, porterà molti abitanti delle città densamente popolate a spostarsi verso centri urbani più piccoli. «Una tesi che – risponde – non mi pare che i colleghi urbanisti abbiano confermato. Purtuttavia – conclude l’ing. Fiore – è certamente vero che una rete di trasporto competitiva avvicina la periferia a la città. Ma questo è il nostro obiettivo per il futuro». L. S. Fonte “La Sicilia” del 27-06-2020