BRONTE: OSPEDALE DECLASSATO, RICORSO AL CGA

Impugnata con un ricorso straordinario al Presidente della Regione Siciliana la classificazione del nosocomio di Bronte a «presidio di zona disagiata» anziché a «ospedale di base». La pronuncia avverrà su parere vincolante del Consiglio di Giustizia Amministrativa di Palermo. Il decreto dell’assessore alla Sanità dell’11 gennaio scorso è stato impugnato dal sindacato infermieri Nursind, quattro associazioni di tutela dei diritti di consumatori e malati (Arcobaleno, Aiace, Adoc, Centro studi Azione e sviluppo locale) e tredici cittadini brontesi, fra cui una consigliere comunale.

Nel mirino sono finiti gli «ospedali di base» “gemelli” di Biancavilla e Paternò, le cui sedi nel raggio di 10 chilometri e poco distanti dagli ospedali di livello superiore di Catania rendono discriminatoria l’assenza di un «ospedale di base» (che offre servizi e livelli di organico maggiori) nel vasto comprensorio pedemontano che fa capo a Bronte (Maletto, Maniace, Randazzo, Cesarò, San Teodoro e Santa Domenica Vittoria), dista da Catania oltre 50 chilometri e non vanta collegamenti ottimali. Guardando alcuni numeri dei servizi erogati, l’ospedale di Bronte registra 20mila accessi all’anno solo al pronto soccorso, ma la nuova rete lo equipara all’ospedale di Militello che ne conta circa 4700. Nel 2018, inoltre, l’ortopedia di Bronte ha avuto 282 ricoveri contro i 241 di Biancavilla, senza contare quelli di chirurgia, medicina, pediatria e ostetricia.

Secondo i ricorrenti la Regione «ha effettuato una distribuzione non omogenea dei presidi ospedalieri, determinando uno squilibrio ed una diseguaglianza nell’accesso alle prestazioni sanitarie tra i cittadini residenti nel comprensorio di Bronte e quelli residenti nelle zone di Paternò e Biancavilla coi relativi comprensori». Luigi Putrino Fonte “Giornale di Sicilia” del 19-06-2019

BRONTE: RICORSO DI CITTADINI E ASSOCIAZIONI PER L’OSPEDALE

Lo avevano annunciato da tempo e ieri sera, all’interno del Circolo di Cultura, lo hanno reso pubblico. Un gruppo di associazioni, non solo brontesi, e diversi cittadini hanno presentato ricorso contro il decreto dell’assessore regionale della Salute dell’11 gennaio 2019 avente a oggetto “Adeguamento della rete ospedaliera” e contro il decreto dell’assessore regionale della Salute del 4 febbraio 2019 sulla “Riorganizzazione della rete regionale per l’assistenza”per contestare il declassamento dell’ospedale di Bronte. A firmarlo, sostenuti dagli avvocati Dario Sammartino ed Emiliano Luca, sono Giuseppe Gullotta, il segretario della Uil di Catania, Enza Meli, Vincenzo Sommarino, Arcangelo Gorgone, Salvatore Attinà, Antonino Uccellatore, Giuseppe Tindaro Spartà, Lorenzo Capace, Salvatore Catania, Giuseppina Ruocco, Maria Pina Castiglione, Valerio Mauro Saitta, e Antonino Galati Pizzolante (presidente del Consiglio comunale di Bronte).

Con loro le associazioni “Arcobaleno, Aiace, Adoc, Azione e Sviluppo Locale e l’organizzazione sindacale NurSind. «Il nostro comprensorio – scrive in una nota Giuseppe Gullotta – abbraccia anche Comuni dei Nebrodi situati a oltre 1000 m di altitudine. Secondo noi, ai sensi dei principi di legge vigenti in materia di parità di accesso alle cure tra tutti i cittadini, la rete ospedaliera – specificatamente nel distretto ospedaliero Catania 2 di nostra competenza – ha creato discriminazioni nel momento in cui non è previsto per il nostro comprensorio un presidio di base, mentre prevede 2 ospedali, uno a Biancavilla e uno a Paternò, a distanza di pochi chilometri l’uno dall’altro». Bronte, infatti, è stato declassato a ospedale di zona disagiata, mentre i ricorrenti chiedono che sia almeno ospedale di base. Fonte “La Sicilia” del 22-06-2019