BRONTE: L’UNIVERSITA’ A DIFESA DELL’ETNA «NO AI BUS NAVETTA»

Anche l’Università di Catania si schiera contro i bus navetta nel territorio di Bronte e Maletto del Parco dell’Etna. Dal Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell’Università di Catania, è partita una lunga nota sottolineando come l’autorizzazione rilasciata dall’Ente Parco dell’Etna ai Comuni di Bronte e Maletto per lo svolgimento di attività turistica tramite autobus motorizzati in zona A e B del suddetto Parco, sia dannosa per l’ambiente. «Si rileva – si legge nel documento – che il Consiglio Regionale per la Protezione del Patrimonio Naturale (Crppn) non è stato interpellato, anche perché nella prima fase non era stata inviata alcuna documentazione in merito dall’Ente Parco agli uffici regionali. Il Consiglio del Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell’Università di Catania ha approvato all’unanimità un documento nel quale vengono spiegate le ragioni tecnico-scientifiche per le quali l’autorizzazione in oggetto merita una valutazione più attenta al fine di salvaguardare i valori naturalistici e ambientali.

1) L’autorizzazione è stata rilasciata in contrasto con la “Disciplina delle attività esercitabili in ciascuna zona del territorio delimitato in funzione degli obiettivi da perseguire” che per la zona A recita testualmente all’art. 2.2l: “è vietato introdurre veicoli motorizzati, ad eccezione di quelli utilizzati per motivi di servizio o di sorveglianza vulcanica”. Il succitato divieto, infatti, deriva dall’esigenza di tutelare concretamente gli eccezionali valori naturalistici che caratterizzano la zona A e B del Parco dell’Etna, rendendola unica nel suo genere. Si sottolinea, inoltre, – si continua a leggere – che non risponde al vero quanto dichiarato dal presidente del Parco in merito al parere positivo rilasciato dal Comitato Tecnico Scientifico (Cts); esso infatti non esiste più, essendo stato abolito e sostituito dal Crppn che, a tale riguardo, non è stato interpellato. 2) Il vulcano nel corso degli ultimi settanta anni ha subito una pressione antropica eccessiva e a volte incontrollata. Per evitare l’aumento del carico antropico su questi versanti e per salvaguardare i versanti ancora integri, nel 1987 è stato formalmente istituito il Parco Regionale dell’Etna con l’obiettivo di tutelare un bene di eccezionale valore. 3) Il Parco in questi 35 anni ha richiamato sul nostro vulcano milioni di turisti, che fino ad oggi hanno potuto godere delle sue bellezze e delle sue peculiarità naturalistiche nel pieno rispetto della legge istitutiva. L’autorizzazione dal Parco dell’Etna è in netto contrasto con la salvaguardia dei valori che ne contraddistinguono l’identità naturalistica e che hanno portato al suo riconoscimento come Patrimonio Mondiale dell’Unesco e va in direzione opposta al grido dall’allarme lanciato dagli scienziati di tutto il mondo sulla necessità di uno sviluppo realmente e concretamente sostenibile e sulla riduzione degli impatti antropici. 4) Infine, va sottolineato che la fruizione turistica motorizzata delle quote elevate è già una opzione ampiamente sviluppata sul vulcano. Esistono ben sette strade asfaltate che si inerpicano al di sopra dei 1.500 metri di quota».

In conclusione l’Università consiglia: «Anziché autorizzare l’ingresso di mezzi motorizzati per trasportare turisti sulle piste altomontane per visite brevi e fugaci – autorizzazione che un domani potrà essere richiesta anche dagli altri Comuni che insistono sul vulcano e su tutti gli altri parchi regionali, con conseguenze certamente molto negative sugli equilibri naturali, si auspica fortemente che venga ampliata un’offerta turistica più eco-sostenibile, che non solo potrebbe incrementare i livelli occupazionali delle comunità locali ma anche rappresentare un’occasione di sviluppo realmente sostenibile e duraturo per l’intera comunità che vive attorno e sul vulcano. Tutto ciò nel pieno rispetto dell’ambiente e delle eccezionali emergenze geomorfologiche e vulcanologiche, vegetazionali, floristiche e faunistiche che esso ospita». Fonte “La Sicilia” del 07-02-2022