ALCANTARA RANDAZZO TRA SPERANZA E DEGRADO

Nel giugno del 1959 entrava in servizio la storica ferrovia Alcantara Randazzo, chiusa ufficialmente nel ’94 per “lavori di ammodernamento” e mai più riaperta, se non sporadicamente fino al ’96 per effettuare delle corse speciali per turisti con locomotiva a vapore e carrozze d’epoca. Un’importantissima via di collegamento sia per il traffico viaggiatori che per il trasporto merci (nello specifico agrumi, di cui era ricca la valle dell’Alcantara ), che includeva la transumanza degli animali, tra la riviera jonica e Randazzo, che insieme a Francavilla rappresentavano i più importanti scali della tratta. «L’idea di realizzare una ferrovia che dalla costa jonica penetrasse nell’entroterra siculo, nell’area del bacino zolfifero di Leonforte, nasce nella seconda metà dell’800, durante il periodo di massima espansione delle zolfatare» spiega il presidente dell’associazione “Ferrovia Valle Alcantara”, Marco Crimi, che in questi giorni sulla pagina Facebook dell’associazione ha ricordato con foto d’epoca e l’estratto dal “Bollettino ufficiale delle Ferrovie dello Stato” del 31 maggio 1959, i 61 anni della storica tratta il cui percorso segue idealmente il corso del fiume Alcantara. Una storia quella del treno nella valle dell’Alcantara, legata a varie peripezie politiche collegate anche alla nascitura ferrovia Circumetnea, i cui lavori iniziarono nel 1928 ma ben presto furono interrotti a causa della crisi derivante dalla Seconda Guerra mondiale. Soltanto negli anni ’50, grazie anche a Ferdinando Basile – politico randazzese molto influente, noto alle cronache per avere scritto una lettera al ministero su carta vetrata per richiedere l’apertura dell’infrastruttura ormai quasi ultimata – i lavori furono ripresi e completati, ma la linea fu ridimensionata.

Il 4 giugno del ’59 fu il giorno del viaggio inaugurale, con una tripla Aln 990 (un’automotrice Fiat a nafta.) e in ogni stazione c’era tanta folla festante che attendeva il treno. «Dal 2016 come associazione – dicono Marco Crimi e Davide Tricomi (vicepresidente) – il nostro impegno, insieme ad un gruppo di persone che si sono ritrovate sotto un comune ideale, è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sul ripristino dell’ex-ferrovia Alcantara – Randazzo. E’ innegabile il potenziale turistico dei luoghi attraversati dalla linea che, con il riuso inizialmente turistico della stessa, potrebbero canalizzare nuovi flussi nella Valle Alcantara». Oggi la ferrovia (lunga circa 37 km) è in stato di abbandono, col sedime invaso dalle erbe infestanti, alcuni fabbricati occupati abusivamente e parti della ferrovia chiuse con recinzioni per farci orti, giardinetti, muretti, stradelle.

Di contro, alcune stazioni sono attualmente e regolarmente affittate dall’ente gestore a privati, che mantengono la dignità e il decoro del fabbricato e anche del piazzale interno. «All’atto della nostra costituzione – continua Marco Crimi – abbiamo intrapreso rapporti con l’ente gestore, con cui ci interfacciamo ancora oggi a intervalli regolari per aggiornali sullo stato della linea, segnalando eventuali criticità riscontrate; non è una caso appunto che grazie al nostro lavoro abbiamo ottenuto nuova attenzione da Rfi (ente gestore dell’Alcantara-Randazzo) che regolarmente mantiene pulite le stazioni da spazzatura ed erbacce e che vede spesso impegnati uomini e mezzi nelle attività di sorveglianza della tratta. Inoltre, abbiamo fatto la nostra parte nell’approvazione della legge 128/2017 sulle ferrovie turistiche e di cui l’Alcantara-Randazzo fa espressamente parte, senza la quale, la ferrovia sarebbe stata letteralmente “cancellata” da ogni possibilità di riutilizzo, compreso un canale aperto con l’assessorato regionale alle Infrastrutture e con la Fondazione Fs, che saranno in futuro protagonisti principali della riattivazione a fini turistici». Salvatore Zappulla Fonte “La Sicilia” del 15-06-2020

ATTRAVERSO LA MOBILITA’ SOSTENIBILE SI PUO’ STRAPPARE ALL’ISOLAMENTO UN’AMPIA AREA DI DUE PROVINCE – E’ stato costituito di recente a Randazzo il “Comitato pro Ferrovia Valle Alcantara”, composto dall’Associazione Ferrovie Siciliane, presieduta da Giovanni Russo e da Sicilia in Progress, rappresentata da Roberto Di Maria. Un comitato che si prefigge come finalità lo sviluppo dalla mobilità sostenibile nella Valle dell’Alcantara, il cui patrimonio storico- ambientale, spiegano i promotori, va tutelato attraverso sistemi di mobilità sostenibile, che, partendo dalle infrastrutture esistenti, garantiscano lo sviluppo. Tra le priorità il ripristino della ferrovia Alcantara -Randazzo. «Gestendola in chiave moderna – dichiarano Di Maria e Russo – e incentivando lo scambio modale, si potrà garantire alla Valle dell’Alcantara una rete di trasporto collettivo che, partendo dalla linea storica Letojanni-Alcantara, dotata di nuove fermate per il servizio locale, si ricongiunga a Randazzo con la Circumetnea, creando un asse di collegamento tra le città metropolitane di Catania e Messina». «Come abbiamo dimostrato in uno studio di fattibilità, spiega l’ing. Roberto Di Maria – consegnato recentemente all’assessore regionale Marco Falcone, ciò inserirebbe la valle in un sistema di trasporto di tipo metropolitano, sottraendola al suo attuale isolamento e rilanciandone lo sviluppo socio-economico.

Si punterebbe, inoltre, su una mobilità alternativa agli inquinanti mezzi su gomma, con enormi vantaggi per la salvaguardia ambientale sull’esempio di altre iniziative che, in tutta Italia, rilanciano il trasporto pubblico ripristinando le ferrovie dismesse. Niente a che vedere con le idee di chi vuole limitare il servizio ferroviario a qualche treno storico all’anno, con ricadute turistiche ridicole, vanificando l’investi – mento necessario al recupero della linea e negando per sempre agli abitanti della Valle la possibilità di affrancarsi dall’isolamento». Per i promotori del comitato «un reale rilancio turistico, attraverso collegamenti giornalieri con treni appositamente dedicati al godimento degli impareggiabili paesaggi. In questo ambito la prestigiosa stazione di Taormina-Giardini, ricoprirebbe un ruolo centrale». Salvatore Zappulla Fonte “La Sicilia” del 15-06-2020