A BRONTE SECONDO CONTAGIO, MA NON C’E’ ALCUN FOCOLAIO ATTIVO

Secondo caso accertato di coronavirus a Bronte. Lo rivela il sindaco Graziano Calanna in un videomessaggio rivolto alla città. «L’Asp –afferma –lo ha ufficializzato, ma nessuno deve preoccuparsi. Il numero in futuro potrebbe crescere certo, ma a Bronte fortunatamente non c’è un focolaio. I contagiati, che oggi sono isolati in quarantena, hanno preso la malattia altrove. Continuiamo invece – ha concluso – a rimanere a casa e rispettare con diligenza e responsabilità quanto indicato nelle ordinanze». Randazzo si aggrappa alla fede e al rigore nell’osservanza dei decreti per contrastare il possibile contagio. «Il 19 marzo scorso –spiega il sindaco Francesco Sgroi –ho celebrato nella chiesa di San Martino, da solo con il clero, la festa di San Giuseppe patrono della mia città. Dopo le preghiera ho ricevuto una telefonata di un amico che mi avvertiva che l’azienda all’ingrosso Startex di Giustina Nocera che ha sede a Calatabiano, ci ha donato del tessuto in Tnt per realizzare circa 1000 mascherine. Solo fino a qualche ora prima, attraverso tutti i possibili canali istituzionali, abbiamo cercato modi queste mascherine per mettere in sicurezza coloro che lavorano, come le forze dell’ordine e gli impiegati del Comune che svolgono servizi essenziali. Mi emoziona pensare che la donazione sia stata una risposta alle nostre preghiere. Del resto San Giuseppe il 19 marzo del 1981 salvò Randazzo dalla lava».

E adesso le mascherine sono in lavorazione: «Un’azienda che preferisce rimanere anonima – continua Sgroi – le sta realizzando e presto saranno distribuite». Non solo fede però a Randazzo vige grande rigore. «Anche anticipando le ordinanze –spiega Sgroi –ho sospeso il mercato per evitare già da febbraio a Randazzo arrivassero commercianti e avventori di altri Comuni. Ho chiuso il parco Sciarone e il cimitero perché occasioni di assembramento, adesso alle 18 qui chiuderanno anche le tabaccherie. Dopo di che blinderò la città. Nessuno potrà entrare e uscire neanche per tornare nel proprio domicilio. Ho ricevuto – spiega – richieste di alcuni colleghi sindaci di piccoli Comuni vicini di far entrare i loro concittadini per andare al supermercato, perché nei loro negozi gli alimentari i prezzi sono lievitati, ma io, con dispiacere, non posso permetterlo». Fonte “La Sicilia” del 25-03-2020