RANDAZZO: DEPURATORE, PRIMO ROUND AI CITTADINI

I proprietari dei terreni agricoli di contrada Ciaramella, Taccione e Pignatone, nei pressi del depuratore delle acque reflue di Randazzo, vincono il primo round contro il Comune. Il giudice del Tribunale di Bronte, Cristiana Gaia Cosentino, ha accolto il ricorso presentato da 13 proprietari, che lamentavano esalazioni nauseabonde provenienti dal depuratore cosi pesanti da pregiudicare il diritto di proprietà, e ha ordinato al Comune di compiere gli interventi strutturali necessari ad eliminare il problema. Quel che è più importante però è che il giudice ha inibito il Comune ad utilizzare l’impianto finché i lavori non saranno realizzati, condannandolo a pagare l’onorario del consulente tecnico del Tribunale che ammonta a 33 mila e 600 euro. Per i ricorrenti una vittoria, frutto di una battaglia che è iniziata nei primi mesi del 2007. Battaglia che però continuerà. Il sindaco di Randazzo, Ernesto Del Campo, infatti, pur rispettando i diritti dei suoi concittadini e confermando la volontà di risolvere il problema, annuncia di aver deciso di presentare ricorso: “Non certo per volere danneggiare i miei concittadini, cui speriamo presto di porre fine ai loro problemi – afferma il primo cittadino – ma per evitare di essere causa di un enorme inquinamento ambientale, abbiamo deciso di presentare ricorso. Chiudere il depuratore, infatti, vorrebbe dire riversare i liquami direttamente nell’Alcantara, con i relativi problemi di inquinamento. Vi ricordo che già con il depuratore attivo, che anche se non in maniera eccellente svolgeva un’azione di depurazione, il Comune è stato costretto a pagare una serie di multe comminate dall’Asp, dall’Arpa e dalla Provincia che hanno rilevato tracce di inquinamento nelle acque in uscita. Immaginate a che tipo di sanzioni e verbali verrebbe esposto il nostro Comune se decidessimo di riversare direttamente le acque reflue nel fiume, senza considerare il danno ambientale che si provocherebbe nel territorio del Parco dell’Alcantara. Accettiamo, invece, l’obbligo di risolvere il problema. Del resto questa Amministrazione, già da tempo, ha dato incarico a un tecnico per redigere un progetto che ottimizzi la funzionalità dell’impianto. Se però i relativi lavori dovessero costare troppo ritengo che gli Enti sovracomunali abbiamo il dovere di intervenire. Questa amministrazione – ribadisce – e gli uffici comunali non hanno colpe se il depuratore non funziona a dovere. Randazzo anni fa, chiedendo e ottenendo un finanziamento per costruire il depuratore, ha mostrato grande e sensibilità ai problemi ambientali. Oggi nel caso in cui non potessimo farcela da soli, ritengo doveroso che qualcuno ci venga incontro e ci aiuti a tutelare l’ambiente e i legittimi diritti dei cittadini”. 

Gaetano Guidotto fonte “La Sicilia” del 08-04-2011