ENNA: SI RECAVANO ANCHE IN AMBULANZA AD EFFETTUARE I “COLPI” IN BANCA

Tra le banche rapinate filiali anche di Catania, Messina e Bronte

In due anni di “attività”, specie in Sicilia e Lombardia, avevano effettuato trenta rapine ai danni di vari istituti di credito per un volume di affari di circa 600 mila euro. Il gruppo, formato da 22 persone, per la maggior parte catanesi della zona di Nesima, poteva usufruire della presenza di basisti, ma anche di un avvocato – Elisabetta Petracci, 39 anni di Ascoli Piceno – che era la consulente legale, ma anche la fornitrice di messaggi e di schede telefoniche pulite. I cinque basisti – Anna Elisabetta Sampietri, di 44 anni, Gentile Fabio, di 35 anni, Giorgio Speciale, 64 anni, originario di Nicosia, Invenzio Soriani, di 46 anni e Domenico Ascone, di 31 anni, avevano invece il compito di suggerire i colpi e fornire al gruppo abitazioni alle quali appoggiarsi, auto e quanto necessario per rimanere tranquilli nella zona, prima e dopo avere effettuato la rapina. Nella disponibilità del gruppo c’era pure un’ambulanza, che veniva guidata quasi sempre da Antonio Vallarelli, ma anche da Antonio Caruso ed Alessandro Malerba, utile per arrivare sul luogo della rapina, e poi andarsene indisturbati depistando eventuali inseguimenti. A capo di questo gruppo due catanesi – Mario Marino, di 38 anni, e Giuseppe Agatino Cavallaro, di 37 anni – che coordinavano tutte le attività, gestivano il frutto delle rapine, formavano i gruppi che dovevano andare ad effettuare le rapine in Sicilia, in Lombardia, nel Lazio e nelle Marche. Tredici le rapine in Sicilia, di cui 5 a Piazza Armerina e 5 a Niscemi; 9 le rapine in Lombardia tra Milano, Lodi, Melegnano e Abbiategrasso. Il bottino variava dai 3 ai 40mila euro. L’attività della squadra mobile, coordinata dal dirigente Giovanni Cuciti, e dagli agenti del commissariato di Ps di Piazza Armerina, diretti dal commissario Gabriele Presti, ha avuto una svolta dopo l’ennesima rapina consumata a Piazza Armerina il 21 novembre 2009 quando, attraverso le indagini e la visione dei filmati dell’impianto di videosorveglianza dell’istituto di credito rapinato, hanno individuato i pluripregiudicati catanesi Orazio Carbonaro, 38 anni, e Sebastiano Tripolone, 30 anni. Trasferite le indagini a Catania, nella zona di Nesima, hanno potuto appurare l’esistenza di un’unica matrice criminale anche in relazione alle precedenti rapine effettuate sempre a Piazza Armerina del 24 luglio e 30 giugno del 2009. Da queste indagini si è appurato che un gruppo di 10-12 malavitosi catanesi era responsabile di numerose rapine ai danni di istituti di credito ubicati in vari Comuni della Sicilia (Piazza Armerina, Niscemi, Catania, Messina, Bronte); coinvolte anche due donne che facevano da apripista ai rapinatori. L’attività del gruppo, diviso in sottogruppi a seconda della necessità, contava su complicità anche in Lombardia, Lazio, Marche e Calabria, laddove i basisti fornivano al gruppo d’assalto auto, supporto logistico, indicazioni ben precise sulle banche da rapinare. Individuati in una fase successiva i coordinatori del gruppo criminale, Mario Marino e Giuseppe Agatino Cavallaro, la squadra mobile di Enna, gli agenti del commissariato di Piazza Armerina in collaborazione con le squadre Mobili di Catania, Reggio Calabria, Roma, Ancona, Siena, Milano e Cremona hanno proceduto, nella notte tra mercoledì e ieri, all’arresto dei 22 componenti della banda. (Nella foto in alto) In alto l’avvocato Elisabetta Pietracci, 39 anni, nata a Rovigo ma residente ad Ascoli Piceno, che secondo le indagini cura gli interessi della banda. Qui sopra i due catanesi che vengono considerati i capi dell’organizzazione di rapinatori, Mario Marino, 38 anni, e Giuseppe Agatino Cavallaro, 37 ( a destra). La Pietracci, avvocato molto noto ad Ascoli, ha nominato come difensore il padre Ludovico, con il quale condivide uno studio legale a San Benedetto del Tronto. “Sono sicurissimo che mia figlia nulla ha che fare con questa storia – ha dichiarato Ludovico Pietracci – che avremo modo di chiarire quanto prima”.

Flavio Guzzone, fonte “La Sicilia” del 25-11-2011