DELITTO CALCAGNO: NUOVA PERIZIA IL 16 LASCERA’ IL CARCERE IL BRONTESE VINCENZO SCIACCA

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Troppi punti da chiarire nel processo d’appello a carico di Vincenzo Sciacca (nella foto), accusato di essere uno degli esecutori materiali dell’omicidio di Domenico Calcagno, di Valguarnera. Così la Corte d’appello di Catania rinuncia a pronunciare la sentenza per il 16 dicembre, giorno in cui scadono i termini di custodia cautelare dell’uomo, e concede al perito incaricato il tempo necessario a presentare le sue conclusioni, disponendo la scarcerazione di Sciacca alla scadenza dei termini. L’uomo, un brontese di 35 anni, lascerà il carcere il 16 dicembre e assisterà libero all’udienza del 21 gennaio 2013, quando sarà depositata la perizia disposta dalla Corte. Sciacca è stato condannato in primo grado all’ergastolo per l’omicidio dell’imprenditore di Valguarnera vicino a Cosa nostra ennese e al boss Tano Leonardo, ma l’uomo si è sempre proclamato estraneo, come Vincenzo Montagno Bozzone, condannato a 30 anni con sentenza definitiva come esecutore materiale del delitto, che sarebbe stato ordinato dai reggenti di Cosa nostra Francesco La Rocca e Raffaele Bevilacqua, condannati in via definitiva all’ergastolo come mandanti.  Ieri la terza sezione della Corte d’assise e appello, presidente Luigi Russo, giudice Elisabetta Messina, ha ammesso le richieste dell’avvocato Francesco Antille, difensore di Sciacca, ammettendo la perizia tecnica sui percorsi stradali e sulla velocità dei mezzi impiegati per l’omicidio e, quindi, sul tragitto da Bronte a Valguarnera e viceversa, ma ha accolto anche le richieste sui quesiti da porre ai periti, la produzione di documenti e l’esame di Montagno Bozzone, Franco Alessandro, Filippo La Rocca Filippo, Francesco La Rocca a fronte delle dichiarazioni di Giuseppe Mirabile, che ha raccontato in aula di avere saputo da loro dell’omicidio. Dopo una camera di consiglio durata oltre 2 ore, la Corte ha respinto la richiesta del Pg di non sentire le persone indicate da Giuseppe Mirabile, sostenendo che si tratta di coimputati e non di collaboranti.

Giulia Martorana Fonte “La Sicilia” del 01-12-2012