CATANIA: RACKET DI LUCCIOLE GESTITO DA UNA RUMENA RESIDENTE A BRONTE

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Duecentomila dollari in un anno. E’ questa la cifra che una giovane «lucciola» romena ha confessato alla polizia di avere guadagnato durante un anno di lavoro in Italia. Se si considera che a queste povere ragazze vanno, di solito, soltanto le «briciole» e che comunque la parte più consistente dei loro guadagni finisce, a prescindere, nelle tasche degli sfruttatori, ecco spiegato quale giro di affari si nasconda oggi dietro al racket della prostituzione. Logico che, una volta messe le mani in pasta, nessuno voglia più farsi da parte. Forse un po’ meno logico, ma a questo punto non ci giureremmo, è che un figlio suggerisca alla madre di farsi carico dell’attività di «sfruttamento e protezione» delle ragazze, ciò nell’attesa di regolare il proprio conto con la giustizia. Silviu Bogdan Serban, ventiduenne romeno, avrebbe fatto tutto questo. Arrestato nello scorso mese di febbraio con l’accusa di gestire un racket di «lucciole» romene assieme ad altri due connazionali (Eugen Petru Barnat, di 23 anni, e Adrian Costel Cobzaru, di 19), durante uno dei colloqui carcerari sostenuti con la madre le ha dato le direttive per portare avanti l’affare, suggerendole anche di cercare dei funzionari pubblici da corrompere, al fine di abbandonare al più presto la scomoda cella del carcere di piazza Lanza in cui è costretto a soggiornare. Nella foto a Sinistra: Silviu Bogdan Serban Per fortuna del giovane, però, queste disposizioni impartite alla madre sono state intercettate dalle forze dell’ordine e ciò ha permesso agli agenti della sezione «Crminalità straniera e prostituzione» della squadra mobile di dare il via ad una seconda tranche dell’operazione già condotta in febbraio e che stavolta è valsa un nuovo ordine di custodia cautelare per i tre giovani sfruttatori romeni, nonché un analogo provvedimento per la madre del giovane e per il suo convivente, rispettivamente Stefania Cismaru di 41 anni e Viorel Andries di 25. I due sono stati rintracciati dal personale della squadra mobile proprio mentre si recavano nella casa circondariale di piazza Lanza, al fine di incontrare il giovane Serban. Tutto nasce, come detto, dalla denuncia di una giovane romena che, attirata in Italia dalla «solita» promessa di lavoro come cameriera, si era ritrovata costretta a battere il marciapiede durante il giorno sulla vecchia Catania-Gela, durante la notte nel tratto compreso fra piazza Borsellino e il Faro Biscari. La giovane, che era stata testimone e vittima di scontri con altre prostitute e con i loro protettori (romenui e albanesi), dopo tre anni di meretricio aveva deciso di sfuggire a questo triste destino e di affidarsi alle forze dell’ordine, spiegando nei dettagli come era stata costretta a prostituirsi, quanto guadagnava e da chi veniva sfruttata. Fu così che nacque l’operazione «Bogdan», che portò in manette cinque persone e che valse il fermo di altri quattro soggetti. Fra gli arrestati anche il Serban, il quale, ben consapevole che se avesse lasciato spazio ad altri difficilmente lo avrebbe recuperato, nel corso di un colloquio con la madre, che abitava a Bronte, le impose di trasferirsi a Catania e di avviare questa attività. Cosa che la donna ha fatto senza remore e che adesso le costerà caro. Intanto gli arresti nella casa circondariale di piazza Lanza. Poi si vedrà….

c. m. fonte “La Sicilia” del 12-05-2010

In alto da sinistra: Eugen Petru Barnat; Adrian Costel Cobzaru;

In Basso da sinistra: Viorel Andries; Stefania Cismaru