BRONTE, RISSA IN FAMIGLIA: FERMATI IN 5

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Tanta acredine maturata negli anni e poi l’ennesimo episodio capace di fare traboccare il vaso. Così 5 persone, riconducibili alla stessa famiglia, se le sono suonate di santa ragione, finendo tutti in carcere. L’episodio è accaduto a Bronte. Una signora di 47 anni è arrivata a casa a bordo della sua Golf, dopo avere fatto la spesa. Abita in una palazzina di via Pietro Nenni, dove risiede anche la famiglia del cognato, con cui i rapporti non sono proprio così idilliaci, al punto che in passato c’è stata la necessità di ricorrere al giudice civile per dirimere alcune controversie. La signora ha iniziato a portare dentro casa le borse della spesa, quando è accaduto qualcosa forse legato al posteggio dell’auto. Il cognato e il figlio della donna hanno iniziato a urlarsi addosso e dalle urla alle sberle il passaggio è stato breve. A sostegno del figlio della donna è arrivato anche il fratello e il padre, mentre dall’altra parte il cognato è stato aiutato dal genero. Ne è venuta fuori una rissa tremenda. Qualcuno – a sentire i carabinieri – avrebbe tirato fuori pure il manico di un piccone, poi nascosto nel baule dell’auto. La donna preoccupata che la rissa potesse degenerare si è decisa a chiamare il 112 e sul posto sono arrivati i carabinieri della stazione di Bronte. Solitamente i contendenti alla vista della divisa scappano o si calmano. Macchè, questi hanno continuato a suonarsele di santa ragione, al punto che uno di loro, Mirko Pecorino Meli, di 23 anni – ovvero il più piccolo della rissosa comitiva – ha pure aggredito i carabinieri che tentavano di sottrarlo dalla zuffa, ed è stato denunciato per resistenza a pubblico ufficiale. Sedata la rissa i carabinieri hanno ordinato a tutti di recarsi in caserma, poi hanno comunicato loro che si trovavano in stato di fermo. I motivi di tanta rabbia non sono ancora chiari, di certo è che tutti, dopo il fermo, sono stati trasportati nel Pronto soccorso dell’ospedale di Bronte, dove i medici hanno riscontrato contusioni, ferite ed ecchimosi ritenute guaribili dai 5 ai 15 giorni. Tutti, concluse le formalità di rito, sono stati accompagnati nel carcere catanese di piazza Lanza.

R.P. Fonte “La Sicilia” del 27-01-2011