BRONTE. PONTE BOLO SENZA PACE: APERTA UNA VORAGINE

Ancora interrotta la Ss 120, all’altezza del ponte di Bolo, che attraversa il Simeto al confine fra i territori di Bronte e Cesarò. La passerella, costruita alla fine degli anni ’80 per l’inagibilità del vecchio ponte che oggi si sta ricostruendo, è ancora una volta impraticabile. Questa volta, però, non è stata la piena del Simeto a impedire il passaggio delle auto, ma un vero e proprio cedimento strutturale della carreggiata, che è sprofondata di oltre un metro. Tutto è cominciato ieri mattina quando, al passaggio di un mezzo particolarmente pesante, gli operai che stanno costruendo il nuovo ponte hanno sentito un rumore strano. Così, l’ispettore del cantiere Anas, Francesco Famà, ha effettuato un sopralluogo accorgendosi che si era formata un’enorme voragine dalla forma quadrata, larga almeno 6 metri per lato e particolarmente profonda. Ovviamente è scattato l’allarme. Sul posto sono immediatamente giunti il capo nucleo della Ss 120, geometra Bartolomeo Ficini, e il sorvegliante dell’Anas, Salvatore Cunzolo, i quali non hanno potuto fare che chiudere nuovamente la strada e deviare il transito lungo la provinciale. «Fortunatamente siamo riusciti a intervenire in tempo utile per evitare pericoli o incidenti – dice Francesco Famà – Grazie al responsabile dell’impresa che sta costruendo il ponte, geometra Maurizio Isola, abbiamo già riempito la voragine con solido calcestruzzo, ma bisognerà attendere almeno due giorni prima di pensare di riaprire la strada al transito». Certo è che ormai questa passerella non sembra più in condizione di sopportare il traffico veicolare. Purtroppo, però, i lavori di costruzione del ponte vanno a rilento. Dovevano finire in primavera e, quindi, fra qualche settimana e, invece, ancora non è stato tirato su neanche un pilone. Colpa, hanno spiegato tempo fa i tecnici dell’azienda appaltatrice, degli imprevisti e, soprattutto, delle piene del fiume che ogni volta ha allagato il cantiere provocando ingenti danni.

Gaetano Guidotto fonte “La Sicilia” del 31-03-2010