BRONTE: PICCHIAVA LA FIGLIA “RIBELLE” PADRE-PADRONE CONDANNATO A 2 ANNI

Era finito in galera per aver picchiato brutalmente la figlia di 17 anni. Ora è stato condannato a rimanere per 2 anni ed un mese agli arresti domiciliari, in una casa lontano dalla famiglia. Questa la sentenza del giudice monocratico del Tribunale di Bronte, Giuliana Fichera, che ha condannato il pensionato anche al risarcimento del danno ed al pagamento delle spese di giudizio. Il difensore aveva chiesto che l’uomo fosse rimesso in libertà, ma il giudice gli ha soltanto concesso gli arresti domiciliari. Parliamo del “padre padrone” di Bronte, di 64 anni, che nel maggio scorso aveva percosso ripetutamente la figlia, colpendola con forza al capo, solo perché lei si sarebbe azzardata a discutere un suo ordine. Allora, in preda alla rabbia, il padre non sarebbe riuscito a trattenersi, al punto da spaventare la moglie che, terrorizzata, si è decisa a chiamare i carabinieri. Quando i militari dell’arma sono arrivati, il padre aveva in mano un coltello a serramanico, che fortunatamente non ha usato, mentre la ragazza mostrava i segni delle percosse subite.  La giovane fu accompagnata al Pronto soccorso dell’ospedale “Castiglione Prestianni” di Bronte, dove i medici le hanno riscontrato una contusione cranica e un ematoma al cuoio capelluto nella regione parietale, guaribile in 6 giorni. La madre, che già da tempo aveva denunciato ai carabiniéri la violenza del marito, in lacrime raccontò ai carabinieri che non era la prima volta che la figlia veniva picchiata violentemente dal padre, intenzionato a tutti i costi a imporre alla ragazza il proprio modello educativo. L’uomo, così, fu arrestato e quando ritornò in libertà, in attesa di giudizio, gli fu vietato di avvinarsi alla figlia. In cuor suo, però, covava sentimenti di vendetta, tant’è che il 5 settembre dello scorso anno ha tentato di entrare in casa. Ovviamente fu nuovamente arrestato, con il giudice che per tutelare la figlia lo relegò agli arresti domiciliari. Oggi la sentenza definitiva.

U. B.  Fonte “La Sicilia” del 23-02-2011