BRONTE: INFLITTI 95 ANNI DI CARCERE

Sono stati tutti condannati con pene esemplari i malviventi di Bronte, Maletto e Maniace, arrestati dai carabinieri della Compagnia di Randazzo e della locale stazione il 25 marzo del 2008 durante l’operazione “Trash”, che in inglese significa spazzatura. Allora finirono in manette 16 uomini, a vario titolo, accusati di associazione mafiosa, traffico di stupefacenti, detenzione di armi e una serie di estorsioni. Fra questi, spiccava il nome Francesco Montagno Bozzone considerato il referente di Cosa nostra a Bronte, presunto affiliato ai “carcagnusi” di Santo Mazzei. In 14 sono ricorsi al rito abbreviato, accettando di essere giudicati celermente sulla base degli elementi di prova raccolti dal Pubblico ministero durante le indagini. Un procedimento che ha certamente giovato alla Giustizia in grado di chiudere il processo in un anno e 4 mesi, ma anche agli imputati, che hanno potuto godere dei benefici di legge che prevede lo sconto di pena fino ad un terzo. Nonostante ciò il Gup ha emesso sentenze pesanti. Antonio Di Marco, indicato come il reggente della cosca al posto di Montagno, in carcere per altri motivi, è stato condannato a 12 anni e 6 mesi di reclusione, oltre a 40mila euro di sanzione. Eugenio Spitaleri a 9 anni e 8 mesi di carcere. Il boss Francesco Montagno Bozzone a 10 anni di reclusione, esattamente il doppio della pena inflitta al figlio Santino, condannato a 5 anni. La lista continua con Mario Galati Rando con 9 anni di carcere e 3.600 euro di sanzione; Gaetano Spitaleri 5 anni; Giovanni Sansone Galati 7 anni e 10 mesi, più 2.400 euro da pagare; Alfio Camuto 5 anni; Antonio Orefice 5 anni e 4 mesi di carcere, più 900 euro di sanzione; Giuseppe Barbagallo 5 anni e 24mila euro da pagare; Biagio Batticani 4 anni e 18 mila euro; Salvatore Meli 5 anni e 6 mesi, più 28mila euro; Salvatore Parasiliti Parracello 5 anni e 4 mesi, oltre a 900 euro di multa. E, infine Toni Galati Rando che dovrà rimanere in carcere per 5 anni e 10 mesi, oltre a pagare 1600 euro. Dall’elenco completo degli arrestati nell’operazione “Trash” mancano soltanto Luciano Musumeci e Biagio Currenti che, non avendo chiesto di essere giudicati con il rito abbreviato, sono ancora in attesa di giudizio. Inutile dire che le condanne sono frutto del lavoro sinergico fra magistratura, carabinieri e vittime che, per non piegarsi alle vessazioni dei prepotenti, hanno fatto la cosa migliore rivolgendosi ai carabinieri ed alla giustizia con quella fiducia che oggi è stata ripagata. I 95 anni di carcere complessivi inflitti alla cosca dimostrano che imprenditori e commercianti hanno fatto bene a “ribellarsi”. Dopo le prime denunce i carabinieri, infatti, hanno raccolto così tante prove da fornire alla Procura della Repubblica di Catania i giusti elementi per redigere una tesi accusatoria che gli avvocati degli imputati non sono riusciti a smontare. Positive le reazioni a Bronte e fra le istituzioni: “Ringrazio la magistratura – ha affermato il sindaco Pino Firrarello – e i carabinieri della Compagnia e della stazione di Bronte. In particolare mi complimento con il capitano Gaetano Birtolo e con il maresciallo Roberto Caccamo, in grado di raccogliere prove ed elementi di colpevolezza tali da consentire alla giustizia di compiere il proprio ruolo fino in fondo, giudicando e condannando i colpevoli”.

 

I “TENTACOLI” SPEZZATI DAL CORAGGIO

In tanti a Bronte ricordano ancora quella lunga mattina del 25 marzo 2008, quando il sereno silenzio dell’alba fu squarciato dalle sirene delle gazzelle dei carabinieri che portavano in caserma gli esponenti della malavita locale. Per mesi, infatti, gli investigatori avevano raccolto prove su un clan che intendeva infiltrarsi nelle strutture della “Aimeri Ambiente”, ovvero la società del nord Italia che al momento effettua la raccolta dei rifiuti da Bronte fino a Riposto. L’intento della mala era quello di gestire l’affare dello smaltimento dei rifiuti, proprio come fa la camorra in Campania, cominciando dall’ottenere assunzioni di personale (soprattutto guardiani), e facendo si che i mezzi guasti o danneggiati ( dallo stesso clan) fossero riparati in officine gradite agli indagati, ed i mezzi per il trasporto dei rifiuti venissero noleggiati dai cosiddetti “amici degli amici”. Ma non solo: oltre a ciò, la banda ha gestito il traffico di droga e tentato di estorcere danaro al titolare di un centro benessere, che per settimane ha subito danneggiamenti alle vetrine ed alle insegne, oltre a telefonate minatorie, ed al proprietario di un autosalone che si è ritrovato fra le mani bottiglie incendiarie, messaggi inquietanti e richieste di denaro fino all’ultimo tentativo in cui alcuni “picciotti” hanno imposto all’esercente di vendergli un’auto di grande valore alla misera cifra di 6000 euro. Questi ultimi due commercianti, però, hanno fatto la cosa giusta, decidendo di denunciare tutto ai carabinieri che hanno potuto cos’ consolidare e rendere forti le indagini, svolte senza l’apporto di collaboratori di giustizia e con l’ausilio di intercettazioni ambientali. Dopo due mesi l’operatizione “Trash” registrò ulteriori risvolti. A Maniace i carabinieri scoprirono che alcuni esponenti già arrestati durante la prima operazione, più un nuovo esponente della cosca, avevano tentato di effettuare un’estorsione nei confronti di una ditta che si era aggiudicata la costruzione di un edificio pubblico comunale. In pratica al titolare dell’impresa a chiare lettere avevano fatto capire che, se voleva completare i lavori in pace, non solo doveva assumere gli operai da loro indicati, senza protestare se questi non si fossero neanche recati sul posto di lavoro, ma avrebbero dovuto acquistare i materiali per finire l’opera nei magazzini dei loro amici.

L.S. Fonte “La Sicilia” del 19-07-2009