BRONTE: IL CASO ACQUA CONTINUA

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Il sindaco chiede: “Percentuale di vanadio a 100 microgrammi”

E’ partita ufficialmente la richiesta del sindaco di Bronte, Pino Firrarello, per far innalzare le percentuali minime consentite di vanadio nell’acqua, oggi fissate a 50 microgrammi per ogni litro e derogate fino alla fine del 2011 a 160. Il primo cittadino, infatti, ha inviato una lettera all’assessorato regionale alla Sanità chiedendo di farsi promotore di una formale richiesta nei confronti del Ministero della Salute. “Se avessimo avuto qualche minima prova della pericolosità del vanadio – afferma Firrarello – non avremmo mai avanzato quella richiesta. Gli studiosi ed i ricercatori che ho interpellato in questi mesi mi hanno sempre assicurato che il vanadio semmai potrebbe avere effetti benefici per alcune patologie. Di certo – ribadisce – non c’è stato alcuno che mi abbia consegnato uno studio o il risultato di una sperimentazione che attesti la pericolosità del vanadio. Per questo, forti delle relazioni dei professori Sciacca, Castaing e D’Agati dell’Università di Catania, che dimostrano come l’insorgenza del tumore della tiroide non sia legato all’utilizzo di acqua al vanadio, abbiamo deciso di avanzare formalmente la richiesta per innalzare i limiti”. Nella missiva Firrarello chiede che la soglia minima consentita di vanadio nell’acqua non sia minore a 100 microgrammi litro. “Non è solo il problema di Bronte – aggiunge il senatore – ma dell’intero versante ovest dell’Etna servito dai pozzi di Ciapparazzo”. Intanto l’Ufficio tecnico di Bronte, coordinato dall’Ing. Salvatore Caudullo, per il problema dell’acqua, continua a lavorare su diversi fronti: “Non abbiamo accantonato l’idea di costruire un depuratore – conclude il sindaco – come è vero che stiamo cercando altre fonti di approvvigionamento. Il problema dell’acqua è troppo grave per non percorrere tutte le strade possibili”.

 

La Confcommercio batte i pugni “Si faccia chiarezza sulla potabilità”

La Confcommercio provinciale torna sul problema dell’acqua al vanadio che ha arrecato disagi agli operatori del comparto alimentare prima nel Comune di Bronte e adesso anche in quello di Nicolosi, e con molte probabilità la stessa preoccupazione relativa alla fornitura di acqua per uso domestico non conforme potrebbe presentarsi a Mascalucia, Adrano, Belpasso, Biancavilla, Camporotondo Etneo, Gravina, Pedara, Ragalna, S. Maria di Licodia e in altri Comuni dell’hinterland catanese. “Vorremmo che sulla vicenda si facesse un po’ di chiarezza – afferma il presidente provinciale di Confcommercio Riccardo Galimberti – Non è stato ancora chiarito se l’acqua è potabile, perché se non lo fosse non si riesce a capire perché comunque viene utilizzata senza nessun problema dalle famiglie e nelle civili abitazioni e non può essere invece utilizzata dalle attività commerciali e/o dai pubblici esercizi. Se l’acqua erogata è uguale per tutti, e risultasse potabile, ci chiediamo perché gli esercizi pubblici in queste ultime settimane sono stati meta di visite da parte degli organi di vigilanza che, giustamente, esercitano il loro lavoro. In alcuni casi hanno somministrato sanzioni e in altri addirittura hanno intimato anche la sospensione dell’autorizzazione sanitaria”. Ma perché – si chiede Confcommercio – l’acqua con tracce di vanadio non va bene per la somministrazione negli esercizi pubblici e va bene per le abitazioni?”:

Fonte “La Sicilia” del 06-11-2010