BRONTE E BIANCAVILLA: MINACCE AI DIRIGENTI DEI CANTIERI DEI DUE OSPEDALI

«State attenti, vi può capitare qualche “incidente”». La Cupola “interessata” ai cantieri degli ospedali di Bronte e Biancavilla? Le minacce sono in stile mafioso, il linguaggio un po’ meno. Ci credono poco, gli investigatori, che i tentacoli di Cosa Nostra possano arrivare nei due centri etnei. L’atto rimane inquietante, per nulla sottovalutato dai carabinieri di Paternò. Una lettera anonima, scritta al computer, è stata inviata al direttore dei lavori e al capocantiere della Ati Group srl, la società con sede a Bagheria in amministrazione giudiziaria e sequestrata all’ingegnere Michele Aiello, uno dei prestanome di Bernardo Provenzano, impegnata nella ristrutturazione dei nosocomi di Bronte e Biancavilla. Le minacce, tra “buoni consigli” e raccomandazioni per evitare episodi spiacevoli, sono rivolte, in particolare, alle mogli del dirigente e del tecnico. Il linguaggio, però, non sembra convincere i militari, che tendono a ridimensionare i termini della vicenda. E non escludono la possibilità che l’atto sia in qualche modo una reazione al “focolaio” di preoccupazioni, che si sarebbe acceso dalle voci di licenziamenti e cassa integrazione. È una pista, seguita dai carabinieri, pur essendo chiaro che l’atto colpisce i due destinatari della lettera, ma di fatto tutti gli operai. Solidarietà, in un comunicato congiunto, dall’amministratore giudiziario dell’Ati group, Andrea Dara, dalla Fillea-Cgil e dalla Uilm-Uil, che sull’episodio chiedono l’intervento della prefettura di Catania. Si tratta – sostengono – di una “minaccia in stile mafioso, rivolta al fiduciario, incaricato di informare l’amministrazione su irregolarità e anomalie riscontrate nei due cantieri, peraltro già all’attenzione delle famiglie mafiose del luogo”. Nel febbraio di quest’anno, i carabinieri hanno posto i sigilli sull’ala nord del “Maria Santissima Addolorata” di Biancavilla per violazioni delle normative di sicurezza sui luoghi di lavoro. Gli interventi, finanziati per 17 milioni di euro dal Cipe e dalla Regione, mirano a ristrutturare l’intero nosocomio e a recuperare il plesso nord, per decenni rimasto uno scheletro di cemento. In risposta all’intimidazione – dicono da Palermo, Mario Ridulfo e Giovanni Puccio, segretari della Fillea e della Uilm – «abbiamo indetto per il 6 ottobre le assemblee sindacali nei due cantieri, occorre accendere i riflettori, garantendo serenità e legalità».

Vittorio Fiorenza fonte “La Sicilia” del 01-10-2009