BRONTE: “DODICI ANNI PER ASSEGNARE LAVORI SONO UN TEMPO DAVVERO INAUDITO”

A 48 ore dall’aggiudicazione dei lavori per il recupero dei 60 alloggi popolari dell’Iacp in contrada Sciara Sant’Antonio a Bronte, l’ex sindaco della Città del Pistacchio, già senatore Pino Firrarello, torna a puntare il dito contro l’Urega, che considera l’emblema della lentezza e dell’inefficienza della burocrazia regionale, causa della crisi economica ed occupazionale siciliana. «L’Urega non va riformata, ma abolita – afferma – Per aggiudicare questi lavori ci ha impiegato più di 2 anni, aggravando una situazione già critica. «Pensate – continua – che la storia dei lavori degli alloggi popolari di contrada Sciara sant’Antonio comincia 12 anni fa, quando riuscii a recuperare ben 6 milioni di euro dal Ministero della Infrastrutture. E se in tutto questo tempo il finanziamento non è stato ritirato è perché tante volte sono andato a spiegare i motivi dei ritardi con i funzionari del ministero, dell’assessorato regionale ed anche dell’Iacp che, dovendo compartecipare alla spesa con un milione e 200 mila euro, visti i ritardi, pensavano di utilizzare le somme per altre cose. «Se il Comune di Bronte avesse perso il finanziamento il danno sarebbe stato enorme, lascando nel degrado l’intera zona di Sciara sant’Antonino dove sono previste opere di urbanizzazione che la qualificano. Non dimentichiamo che li si trovano istituti scolastici, la caserma dei carabinieri ed un centro sportivo polifunzionale». Per Firrarello il tempo fra il finanziamento e l’aggiudicazione della gara è esagerato. «Dodici anni – spiega – è un tempo inaudito. Questo caso dovrebbe far riflettere l’assessore regionale Giovanni Pistorio e tutta l’Assemblea regionale, chiamata a risolvere il grande problema dei lavori che in Sicilia vengono finanziati ma alla fine non si realizzano». Poi aggiunge: «Ma come pensiamo di svegliare l’economia ed affrontare il problema della disoccupazione se non affrontiamo questi problemi. Sia l’Anci, sia le organizzazioni sindacali dovrebbero ribellarsi. Siamo bravi a cercare i mali dell’Europa o dello Stato, ma non capiamo che i problemi più grandi li abbiamo in casa. Allora propongo che i vertici dell’Urega non rimangano in carica per più di un anno, almeno non si rischia di trasformare un incarico in un lavoro a tempo quasi indeterminato». T. P Fonte “La Sicilia” del 27-03-2017