BRONTE CRISI TESSILE: RISCHIO PER 200

La crisi che attanaglia le aziende tessili di Bronte per la diminuzione delle commesse della Diesel (il loro maggiore committente) torna di attualità. Nonostante il 5 maggio il Tribunale di Bassano del Grappa dovrà pronunciarsi sul ricorso al ricorso presentato dal Consorzio manifatturiero brontese contro la Diesel, la società di Renzo Rosso ha anticipato i tempi, annunciando che da novembre farà cessare ogni tipo di rapporto con le aziende brontesi legate al consorzio. Se oggi sono circa 70 le operaie che a giugno rischiano il posto, terminando il periodo della cassa integrazione, a novembre potrebbero arrivare anche a 200. Così oggi alle 10, presso salone di via Crociferi della Cgil di Catania, le segreterie provinciali di Cgil e Cisl, Filctem Cgil e Femca Cisl hanno indetto una conferenza stampa. Intanto già ieri, le 2 sigle sindacali più la Uilta Uil, assieme all’on. Concetta Raia, hanno incontrato l’assessore regionale l’assessore regionale alle Attività produttive, Marco Venturi.  Con loro, in rappresentanza delle aziende, anche Mario Catania presidente del Consorzio «Sicilia moda» che racchiude buona parte delle imprese del Distretto sulla filiera del tessile Sicilia Orientale. «UilTA – hanno affermato Salvino Luca e Saro Laurini della Uil – resta fermamente convinta che l’ormai consolidato rapporto di collaborazione con Diesel possa e debba essere salvaguardato e rilanciato. La stessa segreteria nazionale UilTA, su impulso della Uil catanese, ritiene possibile una mediazione». «Abbiamo – aggiunge Gino Mavica della Cgil – chiesto all’assessore di attivare ogni tipo di ammortizzatore sociale per i lavoratori e di interferire in sede politica, anche nazionale, affinché le multinazionali non delocalizzino più il lavoro. E di favorire di aiutare le aziende siciliane affinché realizzino un marchio proprio». E su questo ultimo argomento si è aperto il dibattito con l’assessore che ha illustrato una serie di bandi che la Regione ha pubblicato per le attività produttive. Ma Mario Catania ha replicato: «I bandi pubblicati prevedono finanziamenti del 50% a fondo perduto per investimenti. Noi non dobbiamo investire, ci manca il lavoro perché il costo del lavoro in Italia è altissimo. Non abbiamo bisogno di contributi per acquistare le attrezzature, ma di ottenere gli sgravi contributivi dei lavoratori che ci facciano tornare competitivi». All’incontro ha partecipato pure Rosario Gangi della Cisl.

Gaetano Guidotto fonte “La Sicilia” del 23-04-2010