BRONTE: COMPARTO TESSILE IN CRISI, LA CGIL AL CONTRATTACCO

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Quasi 250 lavoratori sospesi dal lavoro, 2,5 milioni di fatturato in meno rispetto al periodo gennaio-maggio dello scorso anno. Sono i numeri della crisi del settore tessile di Bronte comunicati dalla Cgil, nuovamente al lavoro per salvaguardare i lavoratori, dopo l’appello vinto dalla Diesel nei confronti del Consorzio manufatturiero di Bronte che così non avrà le commesse stabilite dalla sentenza di primo grado. «La situazione più grave – ci dice Gino Mavica della Cgil – la vive l’azienda “Tagli e Confezioni” che ha perso tutte le commesse. Il gruppo Bronte Jeans ne ha perso l’80%. Fra tutti i lavoratori che sono circa 450, senza considerare l’indotto, la metà percepisce oggi l’indennità di sospensione, ma il futuro è ovviamente incerto. A seguito degli accordi del sindacato con le aziende presso l’Ufficio provinciale del lavoro ci sono oltre 84 dipendenti in cassa integrazione ordinaria fino a dicembre. Tutto – ribadisce – per dirvi che la situazione è drammatica». Per questo la Cgil ha preparato un pacchetto di iniziative: «Prima di tutto – spiega Mavica – abbiamo chiesto un incontro urgente con il presidente del comitato provinciale dell’Inps di Catania, affinché venga erogata quanto prima alle lavoratrici l’integrazione salariale, poi abbiamo programmato un incontro con il presidente della Provincia, Castiglione, per affrontare complessivamente la crisi produttiva del comparto. Ma abbiamo anche chiesto alle segreterie nazionali di categoria di intervenire presso la Diesel, al fine di trovare una soluzione contrattata allo scontro legale in atto tra questa ed il polo tessile locale». La Cgil poi è tornata a chiedere l’incontro con Renzo Rosso, patron della Diesel e cittadino onorario brontese: «Se diserta nuovamente l’incontro – chiude Mavica – chiederemo la revoca della cittadinanza. È arrivato il momento di sottrarre eventuali agevolazioni pubbliche, allorché si riscontri che la Diesel localizzi all’estero parte della produzione».

Gaetano Guidotto fonte “La Sicilia” del 18-10-2009