BRONTE: ARRESTATO LINGUAGLOSSESE, VENDEVA ON LINE TELEFONINI CLONATI

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La Guardia di Finanza di Bronte ha scoperto e denunciato un cittadino di Linguaglossa che metteva in vendita da circa due anni – su un noto sito di vendite online – dei telefonini, recanti i marchi di fabbricazione di note case costruttrici di apparecchiatura informatica e telefonia mobile, senza alcuna autorizzazione. I cellulari, fabbricati in Cina, sono delle imitazioni di quelli di ultima generazione con doppia Sim card, con la differenza che quelli originali costano mediamente 600 euro cadauno, mentre questi venivano posti in vendita, in tutta Italia, a 150 euro. Cosa molto singolare è che il venditore di telefonini clonati ha commesso, si legge nel comunicato diramato dal Comando provinciale della Guardia di Finanza, un errore clamoroso e fatale: ha inviato, inconsapevolmente, un pacco con due telefoni cellulari all’indirizzo dove ha sede la caserma della Tenenza Guardia di Finanza di Bronte.  In pratica, è successo che il venditore è stato contattato, via e-mail, da un ignoto il quale ha ordinato l’acquisto di due telefonini da inviare al predetto indirizzo di Bronte. Il venditore ha così inviato il pacco ritrovandosi i finanzieri dietro la porta di casa. All’interno dell’appartamento le Fiamme Gialle sottoponevano a sequestro altri telefoni cellulari illegali, perché imitazioni di modelli di prestigio di famose marche e, inoltre, privi di alcuna certificazione di conformità CE, garanzia, libretto istruzioni, ect. I telefoni cellulari, non conformi alla normativa vigente, sono stati quindi sequestrati e per questo motivo il detentore è stato denunciato per ricettazione, vendita di prodotti industriali recanti marchi contraffatti e per la normativa afferente la sicurezza prodotti. La Guardia di Finanza di Bronte ha sensibilmente aumentato nell’anno in corso i controlli in materia di sicurezza dei prodotti, a tutela dei cittadini consumatori. I finanzieri rammentano ai consumatori che «comprare dei falsi equivale ad alimentare capitali che sottraggono ricchezza all’economia nazionale e, inoltre, la scadente qualità del prodotto, in taluni casi, può provocare seri danni alla salute».

Fonte “La Sicilia” del 25-06-2009