NEBRODI, EPIDEMIA CARBONCHIO NON ESISTONO RISCHI ALIMENTARI

vacchisUn pò di allarme si è sicuramente creato, ma la soglia di paura non è stata tale da provocare danni gravi, se non alle aziende direttamente colpite dal contagio del carbonchio. La malattia, causata dal virus dell’antrace, provoca una grave setticemia a livello ematico negli animali, particolarmente a bovini ed ovini. Ma fortunatamente non è pericolosa per l’uomo. Certo i rischi ci sono, ma possono essere ridotti, o eliminati con delle piccole accortezze  evitando di toccare eventuali carcasse di animali trovati morti, e non raccogliendo funghi, verdure o altre ad almeno 10-15 metri da animali morti. Non c’è pericolo, da quanto appreso, per la maggior parte degli allevamenti stabili che si trovano nei territori di Randazzo, Maletto, Bronte e Maniace. “Dalle nostre parti . ci dice Antonino che ha un allevamento in contrada Flascio  – non abbiamo avuto problemi, ma per sicurezza stiamo vaccinando tutti i nostri animali per evitare che l’epidemia si allarghi. Nei piccoli allevamenti, dove non avviene la transumanza, non si sono verificati casi di carbonchio, quelli segnalati, sono tra i grossi allevatori, che in inverno portano le mandrie verso la pianura, e in estate sui monti. A tal proposito, il divieto di transumanza che ha emesso il sindaco di Randazzo, a causa dell’epidemia, potrebbe causare seri danni a questi allevatori, che non potrebbero spostare le mandrie, e fra poco, come ogni inverno, sui nebrodi arriva il freddo, e la prima neve. Il danno, per gli allevatori che hanno animali infetti, è alto. Per ogni animale morto, sono dai 500 ai  2000 euro (in base alla razza) che si perdono e non vi sono sussidi da parte dello Stato a rimborso di questo”. Nessun problema, invece, per chi gestisce macellerie, a parte il fatto che la carne infettata da carbonchio diventa nera, a causa proprio del virus dell’antrace, la tracciabilità delle carni e la provenienza che deve essere sempre certificata, tutela i consumatori. Anche i derivati del latte sono a basso rischio. Gli animali infetti, non producono latte, e in alcuni casi, per precauzione, i veterinari dell’Asp, hanno posto il divieto di vendita e trasformazione del latte, per alcuni giorni, nelle aziende in cui vi sono stati casi accertati. Dei provvedimenti, che tutelano i cittadini, mentre proseguono le vaccinazioni degli animali per evitare il propagarsi di una epidemia che a distanza di anni si ripete nella nostra zona, ma che per fortuna, non ha mai causato seri problemi ai cittadini. LUIGI SAITTA

IL VETERINARIO – “PER L’UOMO PERICOLOSO SOLO TOCCARE GLI ANIMALI MORTI”

Da dei precisi chiarimenti, in merito alla vicenda del carbonchio, il dottor Felice Belfiore, dirigente veterinario dell’Asp 3 Catania, distretto di Bronte: “Stiamo provvedendo a completare le vaccinazioni di tutti gli animali nelle zone in cui abbiamo avuto casi accertati – ci dice – in particolare l’intero territorio di Maniace, ed alcune contrade di Bronte, Maletto e Randazzo. Confermo che i pericoli per l’uomo sono limitati se si osservano le giuste precauzioni, tra cui non avvicinarsi a carcasse di animali morti e di segnalarne la presenza alle forze dell’ordine oppure al nostro servizio di veterinaria. Inoltre, non bisogna raccogliere funghi, verdure o altri prodotti, almeno a 15 metri di distanza dalle carcasse. Infine, per il latte ed i suoi derivati non ci sono pericoli. Gli animali affetti da carbonchio ematico non producono latte, ma comunque, negli allevamenti con casi accertati, vietiamo la vendita di latte e la produzione di derivati per 10 giorni, come previsto dalle normative vigenti. In caso di probabile contagio, che nel caso del carbonchio emetico può avvenire soprattutto per contatto, rivolgersi subito ad una struttura sanitaria, è comunque il contagio da carbonchio non è letale per l’uomo, ma curabile.” LUIGI SAITTA Fonte “La Sicilia” del 17-10-2016

CHE COS’E’ – Il carbonchio ematico (l’antrace) è un’infezione dal decorso molto rapido causata dalle spore del batterio Bacillus anthracis. La malattia è caratterizzata da setticemia e coagulazione incompleta del sangue, spesso con esito mortale. Possono ammalarsi anche gli esseri umani. Il sangue degli animali morti contiene grosse quantità di batteri. Questi ultimi, a contatto con l’aria, formano spore. Per questo motivo non incidere le carcasse sospette.